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Stop al rinnovo del cda Enasarco

del 19/07/2011
di: La Redazione
Stop al rinnovo del cda Enasarco
La Federagenti ha da sempre contestato la presenza nel consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco di soggetti che non appartengono alla categoria degli agenti e rappresentanti di commercio, nonostante l'articolo 8 dello statuto preveda testualmente che l'esercizio della professione sia requisito essenziale per essere designati da parte delle 8 associazioni individuate come maggiormente rappresentative dal ministero del lavoro in ambito sindacale. Al contrario, in violazione palese dello statuto e con la colpevole inerzia degli organi vigilanti, nell'ultimo quadriennio, si è consentita la presenza nel cda di soggetti privi dei requisiti di legge, addirittura eleggendone uno, Brunetto Boco, a presidente dell'Enasarco. Ora, non contento di avere preso parte a una forzatura normativa evidente, il presidente Boco alla fine del mandato starebbe per rendersi protagonista di un'altra violazione di legge talmente grave che potrebbe essere effettuata soltanto nell'inerzia e con l'avallo del ministero del lavoro, di quello dell'economia e del collegio sindacale. Non appare infatti credibile che Boco abbia omesso di chiedere alla Federagenti Cisal la designazione di un proprio rappresentante da nominare nel nuovo cda, contraddicendo e calpestando clamorosamente le indicazioni date dal ministero del lavoro che ha confermato la federazione tra le 8 maggiormente rappresentative, come avvenuto negli altri rinnovi del cda del 2001 e del 2005. Si riporta la lettera che la Federagenti ha indirizzato al presidente uscente della Fondazione Enasarco e alle istituzioni competenti, nonché alla procura della repubblica di Roma, per fermare immediatamente le procedure di rinnovo del cda dell'ente che sono state avviate in palese violazione del vigente statuto. Infatti, risulta che il signor Boco abbia convocato per il 20 luglio p.v. il consiglio di amministrazione estromettendo la Federagenti Cisal e attribuendo ben tre posti alla Fnaarc e due all'Usarci che già nella scorsa consiliatura contribuirono alla sua elezione. L'esclusione appare non solo illegittima, ma getta ombre inquietanti sull'operato di Boco perché la Federagenti, differentemente dalle altre sette associazioni, si è contraddistinta per una forte critica nei confronti della gestione immobiliare e finanziaria dell'ente, attraversato da una serie di scandali che hanno trovato vasta eco sulla stampa nazionale e provocato diverse interrogazioni parlamentari bipartisan, nonché la censura da parte della commissione parlamentare di controllo degli enti gestori di forme di previdenza. Occorre inoltre sottolineare come l'impegno programmatico sottoscritto dinanzi al ministero del lavoro nel 2007, al termine del commissariamento, sia ancora completamente disatteso in relazione alle procedure di rinnovo degli organi della fondazione, se è vero come è vero che in sede di designazione del cda alcune associazioni si vedrebbero addirittura assegnati più posti, mentre altre, esistenti solo sulla carta o quasi, hanno il posto garantito a scapito di organizzazioni che pur avendo più iscritti hanno il peccato originale di contestare e non condividere il sistema verticistico e autoreferenziale che contraddistingue la gestione della Fondazione Enasarco, trovandosi in sintonia con la richiesta di trasparenza e di elezioni dirette da parte degli iscritti che la Federagenti sta chiedendo nell'esclusivo interesse della categoria. Occorre quindi che le istituzioni competenti esercitino quel ruolo di terzietà che la legge e lo statuto della fondazione gli affidano e gli riconoscono al fine di garantire la legittimità e la correttezza delle procedure di rinnovo del cda, ivi compreso l'accertamento rigoroso e puntuale della professionalità e dell'onorabilità dei nuovi amministratori, non consentendo abusi e indecorosi giochi di prestigio.
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