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Fisco, la caparra non fa reddito

del 19/07/2011
di: di Debora Alberici
Fisco, la caparra non fa reddito
La caparra incassata dall'imprenditore edile non fa reddito fino a quando non viene concluso il contratto definitivo e non può essere dunque calcolata ai fini dell'evasione fiscale. È quanto stabilito dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 28221 del 18 luglio 2011, ha accolto il ricorso di un imprenditore edile che si era visto sequestrare beni e conti bancari dopo le accuse di evasione fiscale.

In particolare gli agenti della Guardia di finanza avevano contestato lui 103 mila euro, fra Iva e Ires, non dichiarati.

La soglia per la configurazione del reato era stata dunque superata. Per questo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva confermato la misura restrittiva. Contro questa decisione l'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione e lo ha vinto. La tesi della difesa ha fatto breccia presso gli Ermellini secondo cui le caparre versate in virtù del preliminare di vendita non potevano essere considerate un incasso imponibile. Infatti nel caso in cui i contratti non fossero andati a buon fine il venditore avrebbe dovuto restituire quanto ricevuto a titolo di acconto.

Non solo. Nel chiarire questo interessante aspetto il Collegio di legittimità ha inoltre ricordato che «il tribunale del riesame, per espletare il ruolo di garanzia dei diritti costituzionali che la legge gli demanda, non può avere riguardo solo alla astratta configurabilità del reato, ma deve prendere in considerazione e valutare, in modo puntuale e coerente, tutte le risultanze processuali, e quindi non solo gli elementi probatori offerti dalla pubblica accusa, ma anche le confutazioni e gli elementi offerti dagli indagati che possano avere influenza sulla configurabilità e sulla sussistenza del fumus del reato contestato». In altri termini l'evasione fiscale non è un reato configurabile solo in astratta ma necessita di riscontri, anche contabili, molto precisi.

Ora il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dovrà riconsiderare il caso. Cioè dovrà decidere, sulla base del principio affermato dai giudici della Cassazione, se l'entità delle caparre da detrarre dal reddito riportano l'evasione fiscale al di sotto della soglia di punibilità.

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