A fronte di dimensioni così abnormi, il rapporto individua alcune soluzioni atte a ridurre l'evasione. In primis migliorare la tracciabilità delle transazioni, limitando l'uso del contante e la non trasferibilità degli assegni. Il Gruppo propone incentivi che rendano più vantaggioso servizi di carte di credito e bancomat e di rendere obbligatorio l'uso di questi strumenti per alcune transazioni con le p.a.. Per elevare la tax compliance, il Tavolo suggerisce il miglioramento di strumenti di misurazione indiretta della capacità contributiva quali studi di settore, redditometro e tutoraggio, sempre in un'ottica di «costante ricerca di rigore e trasparenza nelle scelte metodologiche e nell'uso delle fonti, per ragioni di equità, efficienza e, insieme, di approvazione sociale».
Ma dal «rapporto Giovannini» arriva anche un no secco ai condoni fiscali e contributivi, ritenuti dannosi per il gettito complessivo, per la «pace fiscale» tra categorie di contribuenti e per la fedeltà al fisco dei cittadini. Sulla «gogna fiscale», invece, il gruppo di lavoro non ha raggiunto una posizione di consenso: pur riconoscendone il valore dissuasivo, il rapporto si riserva di approfondire le modalità di attuazione. Diverse le proposte avanzate, dalla pubblicazione della pressione fiscale «reale» sui contribuenti in regola (per mostrare come le diverse categorie di lavoratori contribuiscono al bilancio dello Stato), all'elenco di coloro che non versano alcuna imposta, o ancora liste redatte su base volontaria. Auspicando in ogni caso una riforma tributaria basata sulle tre direttrici della semplificazione, razionalizzazione e stabilizzazione, il Gruppo reputa poi indispensabile pervenire annualmente a una stima ufficiale dell'evasione fiscale, contributiva e assicurativa, da affiancare a quella effettuata dall'Istat.
