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Una sforbiciata alle partite Iva

del 19/07/2011
di: di Valerio Stroppa
Una sforbiciata alle partite Iva
Riduzione del numero di partite Iva, specialmente in agricoltura. Parziale traslazione degli adempimenti in materia Iva dalla vendita al dettaglio a quella all'ingrosso. Controllo preventivo sulla costituzione delle srl di puro godimento. Ma anche maggiore uso del denaro elettronico e più in generale dei metodi di pagamento tracciabili, potenziamento degli studi di settore triennali e rafforzamento del contrasto di interessi. Sono queste le ricette contro l'evasione fiscale messe a punto dal gruppo di lavoro «Economia non osservata a flussi finanziari», presieduto dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini. Il rapporto finale sull'attività di una delle quattro task-force volute dal ministro Tremonti in preparazione della riforma fiscale, oltre a quantificare le grandezze che sfuggono all'osservazione della contabilità nazionale, fornisce infatti alcune raccomandazioni di approfondimento e di policy, tra le quali trova spazio anche la «gogna fiscale» per gli evasori (si veda ItaliaOggi del 16 giugno scorso). Il fenomeno dell'economia non osservata, secondo le stime del Tavolo, pesa nel complesso per una cifra compresa tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro (dato 2008), pari rispettivamente al 16,3 e al 17,5% del pil. Il tasso di evasione su scala nazionale è pari al 13,5% e la base imponibile non dichiarata in capo a ciascun contribuente è di circa 2 mila euro. I contribuenti più giovani mostrano un maggiore propensione a evadere, così come i residenti del Centro Italia rispetto alle altre zone geografiche, e gli uomini rispetto alle donne (si veda tabella in pagina).

A fronte di dimensioni così abnormi, il rapporto individua alcune soluzioni atte a ridurre l'evasione. In primis migliorare la tracciabilità delle transazioni, limitando l'uso del contante e la non trasferibilità degli assegni. Il Gruppo propone incentivi che rendano più vantaggioso servizi di carte di credito e bancomat e di rendere obbligatorio l'uso di questi strumenti per alcune transazioni con le p.a.. Per elevare la tax compliance, il Tavolo suggerisce il miglioramento di strumenti di misurazione indiretta della capacità contributiva quali studi di settore, redditometro e tutoraggio, sempre in un'ottica di «costante ricerca di rigore e trasparenza nelle scelte metodologiche e nell'uso delle fonti, per ragioni di equità, efficienza e, insieme, di approvazione sociale».

Ma dal «rapporto Giovannini» arriva anche un no secco ai condoni fiscali e contributivi, ritenuti dannosi per il gettito complessivo, per la «pace fiscale» tra categorie di contribuenti e per la fedeltà al fisco dei cittadini. Sulla «gogna fiscale», invece, il gruppo di lavoro non ha raggiunto una posizione di consenso: pur riconoscendone il valore dissuasivo, il rapporto si riserva di approfondire le modalità di attuazione. Diverse le proposte avanzate, dalla pubblicazione della pressione fiscale «reale» sui contribuenti in regola (per mostrare come le diverse categorie di lavoratori contribuiscono al bilancio dello Stato), all'elenco di coloro che non versano alcuna imposta, o ancora liste redatte su base volontaria. Auspicando in ogni caso una riforma tributaria basata sulle tre direttrici della semplificazione, razionalizzazione e stabilizzazione, il Gruppo reputa poi indispensabile pervenire annualmente a una stima ufficiale dell'evasione fiscale, contributiva e assicurativa, da affiancare a quella effettuata dall'Istat.

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