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Evasione, il pvc diventa una prova schiacciante

del 16/07/2011
di: Debora Alberici
Evasione, il pvc diventa una prova schiacciante
Nel processo per evasione fiscale il processo verbale di constatazione diventa «prova schiacciante». Infatti la soglia di punibilità può essere desunta dai soli dati in esso contenuti e l'utilizzo è valido anche quando la Guardia di finanza lo ha redatto dopo l'iscrizione del contribuente nel registro degli indagati. A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 28053 del 15 luglio 2011, ha confermato la condanna nei confronti di un imprenditore accusato di evasione fiscale e dichiarazione infedele. Le manette erano scattate in seguito a una verifica delle Fiamme Gialle. Dal verbale redatto dagli agenti emergeva infatti un importo evaso superiore alla soglia di punibilità. Per questo il Tribunale di Siracusa e poi la Corte d'Appello di Catania avevano confermato il verdetto di colpevolezza. Ora la Cassazione lo ha reso definitivo ribadendo l'importanza del Pvc nel processo per evasione fiscale e anche degli altri elementi usati ai fini dell'accertamento induttivo. In particolare ha tentato di smontare l'impianto accusatorio sostenendo che il Pvc fosse stato redatto tre anni dopo l'iscrizione nel registro degli indagati e che quindi il giudizio di colpevolezza non potesse fondarsi solo su questo. La tesi non ha convinto Piazza Cavour, secondo cui «il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza, in quanto atto amministrativo extraprocessuale, costituisce prova documentale anche nei confronti di soggetti non destinatari della verifica fiscale; tuttavia, qualora emergano indizi di reato, occorre procedere secondo le modalità previste dall'art. 220 disp. att., giacché altrimenti la parte del documento redatta successivamente a detta emersione non può assumere efficacia probatoria e, quindi, non è utilizzabile». Non basta. Due pagine dopo gli Ermellini sottolineano che «ai fini della prova del reato di dichiarazione infedele, il giudice Può fare legittimamente ricorso ai verbali di constatazione redatti dalla Guardia di Finanza ai fini della determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa, nonché ricorrere all'accertamento induttivo dell'imponibile quando le scritture contabili imposte dalla legge siano state irregolarmente tenute». Questa sentenza si incardina perfettamente nel filone giurisprudenziale che vuole sempre più commistioni fra il processo penale e quello civile a carico del contribuente. Un'osmosi, questa, che non può che facilitare il lavoro di inquirenti e uffici delle entrate.

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