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Gli avvocati: sbagliato aumentare il contributo

del 16/07/2011
di: Simona D'Alessio
Gli avvocati: sbagliato aumentare il contributo
Una negoziazione assistita, davanti a un avvocato, come «modello di risoluzione» delle liti, in alternativa alla mediazione obbligatoria. E il reclutamento «emergenziale» di legali per lo smaltimento dell'arretrato. Sono due proposte per agevolare la ripresa con cui l'avvocatura replica alla «maldicenza di cui da secoli è afflitta», secondo cui sarebbe una casta intoccabile, e vuole discutere, dichiara il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, con il mondo politico e imprenditoriale «senza pregiudizi». Un seminario, tenutosi ieri a Roma, nelle ore in cui veniva approvata alla Camera la manovra correttiva, fornisce alla categoria l'opportunità per criticare provvedimenti che «più che altro si esauriscono nell'aumento del contributo unificato». Scelta sbagliata, poiché «addossare il costo degli interventi straordinari in materia di efficienza del sistema giudiziario unicamente sui cittadini, che accedono al processo, pone problemi molto seri sul piano della legittimità costituzionale delle misure, oltre che della mera opportunità politica, specie in una situazione di crisi». Quanto, invece, al recente j'accuse di Confindustria (l'eccessiva litigiosità nel Paese dipenderebbe dal numero elevato di avvocati, e i costi della giustizia sarebbero troppo elevati, ndr), un rapporto dell'ufficio studi del Cnf ribalta la tesi: non sono i professionisti ad alimentare il contenzioso, bensì «occorrerebbe capire quanti dei procedimenti siano imputabili alle imprese», spesso non prive di colpe verso i consumatori grazie alle «clausole vessatorie, alla distribuzione dei prodotti finanziari in default ecc.». Ad Alpa, poi, piace sottolineare che «in un Paese come la Gran Bretagna, le spese processuali sono otto volte più care, rispetto a ciò che avviene» nella Penisola. Fra le altre sollecitazioni, c'è l'approvazione, in tempi rapidi, della riforma della professione forense, che ha ottenuto il via libera del Senato, ma a Montecitorio stenta a fare passi in avanti; licenziare quel testo faciliterebbe l'accesso per i giovani più meritevoli e permetterebbe di poter contare su tariffe chiare. Quanto, infine, alle liberalizzazioni delle professioni, resta l'amarezza per il blitz tentato dalla maggioranza in sede di conversione del decreto sulla manovra. Ad esprimerlo anche Ester Perifano, segretario dell'Associazione nazionale forense, convinta che ipotizzare «una completa deregulation» rappresenti «una forzatura inaccettabile».

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