Non è più, dunque, un'ipotesi di lavoro, ma una cambiale che il ministero dell'economia porterà all'incasso se, alla scadenza stabilita, non verranno adottati provvedimenti mirati di risanamento.
L'intervento draconiano messo a punto dal ministro dell'economia Giulio Tremonti è infatti sottoposto alla condizionale: potrà essere evitato se entro il 30 settembre 2013 si adotteranno provvedimenti legislativi, nei settori fiscali e assistenziali, finalizzati al riordino della spesa sociale e all'eliminazione o riduzione dei regimi fiscali di favore che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, in grado di ridurre l'indebitamento netto di almeno 4 miliardi per il 2013 e di 20 miliardi per l'anno successivo.
Se si fallirà questo obiettivo, dunque, a pagare il conto saranno chiamati un po' tutti.
Sulla carta, il taglio lineare non risparmierà infatti nessuna delle categorie e delle voci che compongono l'affollato cosmo della fiscalità di vantaggio. La tabella in pagina ne ripercorre alcune, scorrendo la lista degli obiettivi nel mirino, ovverosia l'allegato C-bis al decreto 98/2011, introdotto con un emendamento all'articolo 40 del dl 98, che, al momento, riprende pari pari l'elenco compilato dalla commissione di studio per la riforma fiscale istituita dal ministro all'inizio della legislatura.
