Consulenza o Preventivo Gratuito

Superforfettino lungo ai giovani

del 15/07/2011
di: di Sandro Zuliani
Superforfettino lungo ai giovani
I giovani che avviano un'attività potranno avvalersi del nuovo regime per i contribuenti minimi anche oltre il quarto periodo d'imposta, fino al compimento del trentacinquesimo anno di età.

Lo stabilisce il dl 98/2011 (manovra correttiva), approvato ieri al senato con fiducia sul maxiemendamento del governo e oggi al sì definitivo della camera (la legge di conversione, n. 111/2011, sarà pubblicata domani sera in G.U.). La modifica riguarda l'articolo 27 che reca la nuova disciplina del regime agevolato a decorrere dal 2012, il cui aspetto caratterizzante è la tassazione del reddito con l'aliquota ultra ridotta del 5%.

In pratica, a seguito dell'emendamento, il limite temporale dei cinque periodi d'imposta di fruizione del regime speciale non vale per i contribuenti più giovani, che potranno infatti avvalersene fino al periodo d'imposta nel quale compiono trentacinque anni.

Per il resto, è confermato l'impianto dell'articolo 27, per cui, dall'anno prossimo, il regime dei minimi introdotto dalla legge n. 244/2007, che prevede l'applicazione di un imposta sostitutiva ai fini reddituali, l'esclusione dall'Irap e l'esonero dal versamento dell'Iva, viene profondamente rivisto in ordine ai requisiti di accesso e alla durata.

I dubbi sull'Iva. La modifica introdotta dal maxiemendamento suscita però qualche perplessità per l'Iva. Le disposizioni comunitarie che contemplano il regime speciale Iva, pur accordando agli stati membri la possibilità di prevedere limiti e condizioni nella normativa nazionale, non parrebbero autorizzare discriminazioni basate sull'età.

Il regime speciale Iva trae legittimazione dalle disposizioni della direttiva 112 del 2006 sul «regime speciale delle piccole imprese». In particolare, l'art. 281 prevede che gli stati membri che incontrano difficoltà di assoggettare al regime normale Iva le piccole imprese, data la loro attività o struttura, possono, nei limiti e alle condizioni da essi fissati, applicare modalità semplificate d'imposizione e riscossione dell'imposta, quali regimi forfetari, i cui effetti non possono però determinare una riduzione dell'imposta. In questo quadro, il successivo art. 282 stabilisce che le franchigie e riduzioni si applicano alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate dalle piccole imprese, mentre l'art. 283 esclude da tali benefici alcune operazioni, prevedendo che gli stati membri possano escluderne altre.

Per quanto qui d'interesse, dunque, dalle norme comunitarie si evincono i seguenti principi direttivi. Il regime speciale è riservato alle piccole imprese, in ragione della loro «attività» ovvero della loro «struttura»: l'età dell'imprenditore non è, all'evidenza, riconducibile né all'uno né all'altro degli elementi caratterizzanti. Invero, poteva già dubitarsi della esclusione fondata sulla natura del soggetto passivo, essendo fin dalla sua istituzione il regime per i contribuenti minimi riservato alle sole persone fisiche; nondimeno, tale circostanza potrebbe latamente inquadrarsi tra le caratteristiche strutturali, e del resto le autorità comunitarie hanno autorizzato il regime speciale nazionale senza formulare rilievi sul punto. Altra cosa, tuttavia, è la scriminante basata sull'età dell'imprenditore, che di fatto viene introdotta dal maxiemendamento, seppure nel termini di durata dell'agevolazione.

In secondo luogo, come si è visto, la norma comunitaria permette agli stati membri di fissare «limiti e condizioni» per l'applicazione del regime speciale, come pure di escludere alcune «operazioni». Riguardo a quest'ultimo aspetto, parlando di operazioni, la direttiva legittima restrizioni di carattere oggettivo e non di natura soggettiva, quale quella legata all'età dell'imprenditore. Rimane dunque da verificare se l'estensione oltre i cinque periodi d'imposta accordata solo ai giovani possa rientrare nei «limiti e condizioni» che gli stati membri possono prevedere.

Questa verifica dovrebbe effettuarsi, da un lato, avendo riguardo alle finalità della norma e, dall'altro, in relazione ai principi generali dell'ordinamento comunitario, in particolare quello di non discriminazione e di parità di trattamento, che impone di non trattare in modo diverso situazioni analoghe, salvo che vi siano giustificazioni oggettive, come affermato ripetutamente dalla corte di giustizia, da ultimo nella recente sentenza del 9 giugno 2011, causa C-285/10.

vota