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Un progetto di sviluppo per i Mezzogiorni d'Europa

del 14/07/2011
di: Vincenzo Lucarelli
Un progetto di sviluppo per i Mezzogiorni d'Europa
Due giorni di un meeting internazionale, culturale e politico, tra i paesi della sponda sud del Mediterraneo sono stati sufficienti per tirare le somme di un confronto, finalizzato a sciogliere i nodi gordiani che ostacolano la capacità di fare sistema all'interno del mare nostrum per soluzioni di sviluppo economico e sociale.

Filo conduttore del meeting, l'intervento di apertura di Antonio Corvino, direttore dell'Osservatorio banche-imprese, per il quale «un processo comune di politiche economiche europee è ancora lungo. E, per quanto riguarda l'Italia, non supera l'8,6% delle imprese meridionali in grado di accedere alle reti di relazione con i paesi del Magreb, sebbene non manchino sinergie di aggregazione pari al 30% delle attività produttive a ciò interessate».

Purtroppo, ha fatto notare Corvino, «il 90% di tali attività è a corto di conoscenza delle leggi che hanno istituito il contratto a rete». In particolare, la legge numero 99/2009 e la 122/2010. Peraltro, «il contratto specifico sconta l'assenza di normative premianti sul piano fiscale e degli incentivi, anche se un primo passo è avvenuto con la detassazione degli utili d'impresa fino a un milione di euro. Sempre che tali utili vengano destinati a ulteriori investimenti a favore di imprese disponibili a raggrupparsi in rete» .

Sui rapporti tra Europa e Mediterraneo, il presidente dell'Obi, Michele Matarrese, ha analizzato lo scenario dei sistemi produttivi in una logica di confronto con altri Mezzogiorni dell'Europa. Soprattutto gli asset dello sviluppo possibile, legati alla logistica, all'agroalimentare, al turismo, alla cultura, all'arte e all'energia. Che sono ritenuti fattori chiave di una crescita delle economie euro-mediterranee.

D'altra parte, la stagione delle riforme, apertasi in questi giorni in Italia, ha reso più urgente la questione meridionale, su cui si è soffermato Antonio Marzano, presidente del Cnel, dicendosi convinto dell'indispensabile ruolo delle opere straordinarie di pubblico interesse, specificando in quale direzione debba incanalarsi l'intervento destinato alle aree del Sud del paese. Tanto più «se il ripensamento della politica meridionalistica eviterà di impantanarsi in un ginepraio campanilistico, per dare prevalenza ad un processo di europeizzazione dello sviluppo del Sud.

Da queste considerazioni ha preso spunto, per una sua analisi propositiva, il vicepresidente di Confindustria, Cristiana Coppola, che ha affrontato il tema del meeting sotto il profilo delle modifiche strutturali da avviare sui territori interessati, poiché «è giunto il momento per prevenire stabilmente le influenze della politica che tenta di concentrare gli investimenti in aree condizionate dall'indebolimento della qualità ambientale».

Da parte sua, Gianni Chiodi, presidente della giunta regionale d'Abruzzo, ha fatto presente che «occorre ripartire innanzitutto dall'etica dell'agire politico. Cogliendo al volo le opportunità offerte dal federalismo solidale, che può valorizzare le località e non i localismi».

Al meeting hanno contribuito con la loro partecipazione attiva: la Svimez, l'Associazione studi e ricerche per il Mezzogiorno, l'Associazione Guido Dorso, il Centro Studi «Federico Caffè», la Fondazione «Curella», e le Università di Palermo, Napoli, Bari e della Calabria.

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