E se sulla tassazione delle rendite finanziarie il dibattito non ha portato ancora a una decisione definitiva, Anna Finocchiaro (Pd) ha annunciato che Tremonti ha dato il suo benestare ad alcuni emendamenti proposti dalla minoranza, riguardanti tra l'altro le indicizzazioni delle pensioni, la progressività del bollo sui depositi titoli (sempre per non pesare sulle fasce più deboli) e la norma sull'ammortamento per le società concessionarie, tema sul quale è circolata una versione che vedrebbe un tetto all'1% della deducibilità delle spese. Il capitolo previdenziale finora non ha subito scossoni riguardo all'ipotesi, avanzata nelle ultime ore, di anticipare al 2015 (ora è previsto dal 2020) l'innalzamento graduale dell'età pensionabile delle donne nel settore privato: il Pdl aveva già predisposto una proposta di modifica in tal senso, ma il contrasto delle opposizioni e della Lega Nord è stato talmente forte da indurre la maggioranza a una pronta marcia indietro. E, infatti, il capogruppo dei senatori del Carroccio Federico Bricolo, ha detto che il movimento non avrebbe accettato una scelta simile e ha stilato quattro emendamenti: uno «sul patto di stabilità in favore dei comuni virtuosi, uno sulle pensioni, a tutela dei pensionati per colpire le pensioni d'oro e i costi della politica, uno sull'incremento dell'imposta di bollo sui conti titoli e uno per risolvere il problema delle infrastrutture», di cui non ha precisato i contenuti.
Quanto al resto dei ritocchi al capitolo previdenziale contenuti nella manovra, si è saputo che non è stata accettata la stretta al 45% sulla rivalutazione agli assegni tra 3 e 5 volte il minimo Inps; attualmente la norma prevede nel biennio 2012-2013 una rivalutazione del 100% per gli assegni fino a 3 volte il trattamento minimo Inps (1.428 euro), da 3 a 5 volte il trattamento minimo un'indicizzazione del 45% (da 1.428 a 2.380), e per la parte eccedente nessuna rivalutazione.
Pichetto Fratin, infine, ha sostenuto che non si è discusso dell'ipotesi di stralcio di una norma che aveva messo in subbuglio la magistratura tributaria: l'iniziale stesura, infatti, introduce come causa di incompatibilità l'iscrizione in albi professionali (si ravvisa l'incostituzionalità per violazione del parametro della ragionevolezza, ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, non potendo farsi discendere dalla mera iscrizione all'albo una causa d'incompatibilità, senza che il professionista svolga alcuna attività di consulenza, rappresentanza o assistenza fiscale, con una evidente discriminazione in suo danno), nonché l'esistenza di rapporti di coniugali, di convivenza, parentela fino al terzo grado, o affinità in primo grado con coloro che sono iscritti in albi professionali nella regione dove ha sede la commissione tributaria provinciale e nelle province confinanti.
