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Un taglio alle agevolazioni fiscali

del 13/07/2011
di: di Simona D'Alessio
Un taglio alle agevolazioni fiscali
Taglio di tutte le agevolazioni fiscali del 15%, attraverso l'immediata introduzione della clausola di salvaguardia per compensare l'eventuale, mancata approvazione della delega fiscale (che è necessaria per la copertura della manovra economica) entro il 2013. E un incremento graduale dell'imposta sui conti titoli, con probabili esenzioni per la fascia più bassa (i pacchetti sotto i 50 mila euro), oltre a una soluzione analoga per l'annunciato stop alla rivalutazione delle pensioni, tutelando i più deboli, che sarebbero stati soggetti a una riduzione del 45%. Sotto esame della commissione Bilancio del senato, e oggetto di numerosi tavoli ieri fra il ministro dell'economia Giulio Tremonti, il presidente dell'Assemblea Renato Schifani e i vertici di maggioranza e opposizione, la manovra economica sta effettuando un viaggio verso un non facile, ma veloce varo in entrambi i rami del Parlamento entro la settimana, così come è stato stabilito dopo la sollecitazione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Tempi record, dunque, dettati dalle turbolenze sui mercati e dalla necessità di contrastare le speculazioni finanziarie ai danni dell'Italia. Il pacchetto di novità dell'ultim'ora, su cui sarà posta la fiducia, è stato illustrato dal relatore Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), prevede un aumento soft del bollo sul deposito titoli per il 2011 e il 2012 di 120 euro, pronto a salire l'anno successivo a 150 per i depositi fino a 50 mila euro, e a 380 euro per chi supera il tetto. Il presidente della V commissione di palazzo Madama, Antonio Azzollini (Pdl), ha invece specificato che l'anticipo dell'introduzione della clausola di salvaguardia (non era previsto che la norma venisse inserita adesso, ma in un successivo provvedimento del governo), servirà a tagliare ogni genere di facilitazione fiscale del 15% «nel caso in cui non venissero reperiti i 15 miliardi necessari per coprire la manovra» e, aggiunge a ItaliaOggi Pichetto Fratin in una pausa dei lavori, proseguiti fino a tarda sera, con il termine per la presentazione degli emendamenti fissato alle ore 21, «si tratta di un intervento necessario, anche per dare un segnale tranquillizzante ai mercati».

E se sulla tassazione delle rendite finanziarie il dibattito non ha portato ancora a una decisione definitiva, Anna Finocchiaro (Pd) ha annunciato che Tremonti ha dato il suo benestare ad alcuni emendamenti proposti dalla minoranza, riguardanti tra l'altro le indicizzazioni delle pensioni, la progressività del bollo sui depositi titoli (sempre per non pesare sulle fasce più deboli) e la norma sull'ammortamento per le società concessionarie, tema sul quale è circolata una versione che vedrebbe un tetto all'1% della deducibilità delle spese. Il capitolo previdenziale finora non ha subito scossoni riguardo all'ipotesi, avanzata nelle ultime ore, di anticipare al 2015 (ora è previsto dal 2020) l'innalzamento graduale dell'età pensionabile delle donne nel settore privato: il Pdl aveva già predisposto una proposta di modifica in tal senso, ma il contrasto delle opposizioni e della Lega Nord è stato talmente forte da indurre la maggioranza a una pronta marcia indietro. E, infatti, il capogruppo dei senatori del Carroccio Federico Bricolo, ha detto che il movimento non avrebbe accettato una scelta simile e ha stilato quattro emendamenti: uno «sul patto di stabilità in favore dei comuni virtuosi, uno sulle pensioni, a tutela dei pensionati per colpire le pensioni d'oro e i costi della politica, uno sull'incremento dell'imposta di bollo sui conti titoli e uno per risolvere il problema delle infrastrutture», di cui non ha precisato i contenuti.

Quanto al resto dei ritocchi al capitolo previdenziale contenuti nella manovra, si è saputo che non è stata accettata la stretta al 45% sulla rivalutazione agli assegni tra 3 e 5 volte il minimo Inps; attualmente la norma prevede nel biennio 2012-2013 una rivalutazione del 100% per gli assegni fino a 3 volte il trattamento minimo Inps (1.428 euro), da 3 a 5 volte il trattamento minimo un'indicizzazione del 45% (da 1.428 a 2.380), e per la parte eccedente nessuna rivalutazione.

Pichetto Fratin, infine, ha sostenuto che non si è discusso dell'ipotesi di stralcio di una norma che aveva messo in subbuglio la magistratura tributaria: l'iniziale stesura, infatti, introduce come causa di incompatibilità l'iscrizione in albi professionali (si ravvisa l'incostituzionalità per violazione del parametro della ragionevolezza, ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, non potendo farsi discendere dalla mera iscrizione all'albo una causa d'incompatibilità, senza che il professionista svolga alcuna attività di consulenza, rappresentanza o assistenza fiscale, con una evidente discriminazione in suo danno), nonché l'esistenza di rapporti di coniugali, di convivenza, parentela fino al terzo grado, o affinità in primo grado con coloro che sono iscritti in albi professionali nella regione dove ha sede la commissione tributaria provinciale e nelle province confinanti.

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