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Figli contesi, la Cassazione dice no a strumentalizzazioni

del 09/07/2011
di: Debora Alberici
Figli contesi, la Cassazione dice no a strumentalizzazioni
Stop ai figli contesi. È reato strumentalizzare il rifiuto del bambino di vedere l'altro genitore e non favorire quindi le visite stabilite dal giudice. Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 26810 dell'8 luglio 2011, ha rafforzato quel filone giurisprudenziale per cui i rapporti fra ex coniugi non devono essere improntati su inutili conflitti. Il caso in Sicilia. La sesta sezione penale ha accolto il ricorso di un padre che aveva denunciato l'ex moglie, convivente con la bambina, perché in varie occasioni si era rifiutata di fargliela vedere. La donna era stata condannata per mancata ottemperanza a un ordine del giudice dal tribunale di Gela. Lei aveva impugnato la decisione sostenendo che aveva lei aveva voluto solo assicurarsi che gli incontro avvenissero «in un clima di serenità». La Corte d'appello di Caltanissetta aveva accolto il gravame annullando la condanna. Contro questa decisione l'uomo ha presentato ricorso, ai soli effetti civili, in Cassazione chiedendo di essere risarcito. La sesta sezione penale lo ha accolto motivando che «riconoscere che in talune occasioni la donna abbia approfittato dei rifiuti della minore equivale ad una sostanziale ammissione di un profilo doloso, seppure attenuato, della sua condotta, in quanto si riscontra la mancanza di una attiva e doverosa collaborazione da parte del genitore affidatario alla riuscita delle visite e degli incontri dell'altro genitore stabiliti con provvedimento del giudice civile, collaborazione essenziale soprattutto nel caso di un minore in tenera età, nel cui interesse si prevede che entrambi i genitori debbano mantenere e coltivare un rapporto affettivo con il proprio figlio». Nel caso in esame, la sentenza assolutoria dà atto di un atteggiamento della mamma che non è funzionale solo ad assicurare la serenità degli incontri, ma è connotato da «una volontà ostruzionistica», che finisce per giustificare le innumerevoli volte in cui si è rifiutata di consegnare la minore al padre con una situazione di difficoltà nei rapporti padre-figlia, che la stessa imputata ha contribuito a creare.

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