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Dividendi, rimborsi antifrode

del 09/07/2011
di: di Duilio Liburdi
Dividendi, rimborsi antifrode
Rimborsi alle società Ue con particolare attenzione ai fenomeni di frode: se la costruzione è di puro artificio non potranno infatti applicarsi le regole introdotte dalla finanziaria per il 2008. In generale, la richiesta di rimborso della ritenuta sui dividendi avverrà valutando sia le condizioni soggettive che quelle oggettive della società non residente tenendo presente il limite relativo al periodo di imposta 2004. Sono queste alcune delle osservazioni formulate dall'agenzia delle entrate nella circolare n. 32 di ieri con la quale l'amministrazione finanziaria ha commentato le disposizioni introdotte dalla finanziaria 2008 in merito alle ritenute su dividendi erogati a soggetti Ue e al loro diritto a ottenere il rimborso. La prima osservazione che viene formulata dalla circolare, riguarda il momento a partire dal quale compete il diritto al rimborso che viene identificato, sulla scorta della giurisprudenza comunitaria, nel 2004 in luogo delle previsioni normative originarie (2008) Da un punto di vista soggettivo, in base alla indicazione della Coret di Giustizia Ue, il diritto al rimborso compete soltanto alle partecipazioni transfrontaliere non «qualificate» ai sensi della direttiva 90/435/Ce (cosiddetta direttiva madre-figlia).

Quindi, se i soggetti Ue beneficiari dei dividendi non posseggano i requisiti previsti per l'applicazione della direttiva madre-figlia, di cui all'art. 27-bis del dpr n. 600 del 1973, trova applicazione il regime «ordinario» e la misura della ritenuta ridotta, da applicare in sede di esame delle istanze di rimborso relative ai dividendi erogati prima del 1° gennaio 2008, per effetto dell'aliquota di imposta Ires vigente prima del 1° gennaio 2008, è pari all'1,65%, come già chiarito al precedente punto 2.

Inoltre, viene affermato come vadano prese in considerazione soltanto istanze relative a ritenute su dividendi soggetti al nuovo regime tributario in vigore dal 1° gennaio 2004. A tale fine, è necessario che l'istanza di rimborso sia tempestiva e dunque presentata entro il termine, previsto dall'art. 38 del dpr n. 602 del 1973 e cioè di 48 mesi, decorrenti dall'effettuazione della ritenuta. Da un punto di vista sostanziale, sarà necessario esaminare la posizione della società richiedente, per valutare se essa abbia scontato, in termini attuali o potenziali, una discriminazione tale da comportare una limitazione nelle sue possibilità di effettuare investimenti in Italia. In generale, anche attraverso il rinvio a precedenti documento di prassi, possono fruire della ritenuta ridotta tutte le società o enti ai quali è riconosciuta soggettività passiva ai fini delle imposte societarie, inclusi quelli che non pagano imposte in virtù di particolari esenzioni oggettive collegate alla tipologia del reddito da loro prodotto (per esempio, esenzione sui passive income) o del luogo in cui è svolta l'attività. Non beneficiano della ritenuta ridotta, per converso, gli enti e le società estere che non rientrano nel presupposto soggettivo di applicazione del tributo.

Posto che l'onere probatorio sul diritto al rimborso è a carico del soggetto richiedente, una parte importante della circolare analizza i possibili abusi rispetto alla richiesta in questione sulla base di due elementi:

- il caso in cui lo stabilimento in uno stato Ue della società titolare della partecipazione nella società italiana sia connotato dall'assenza di una effettiva attività e di una reale struttura;

- il caso in cui la società percettrice dei dividendi abbia acquistato il titolo, da cui i medesimi dividendi provengono, tramite operazioni di trasferimento temporaneo consistenti nell'acquisto delle azioni cum cedola e nella successiva retrocessione delle medesime azioni ex cedola e, esplicitamente o implicitamente, dei relativi frutti (manufactured dividend) a vantaggio di una identificata controparte non legittimata a godere del trattamento fiscale dei dividendi intracomunitari.

Anche in questa circolare, l'amministrazione finanziaria fa riferimento alla ipotesi di costruzione di puro artificio, analogamente, ad esempio, a quanto previsto in materia di norma black list. In particolare viene affermato che la valutazione del carattere «inerte» e, quindi, potenzialmente artificioso di una società stabilita in un determinato stato membro va condotta con particolare cautela nel caso delle società finanziarie di partecipazione (holding), che costituiscono parte importante delle società interessate ai rimborsi in questione, poiché queste di regola non sviluppano nella loro attività una «presenza fisica significativa», ma non possono per questo essere tutte considerate quali forme di abuso del diritto di stabilimento.

Potrà inoltre essere richiesta specifica documentazione analoga a quella prevista nell'ambito della normativa nazionale in materia di dividend washing. Più in generale, però, la valutazione sarà effettuata sulla commercialità, dove occorre in concreto distinguere la figura del mero proprietario di partecipazioni (che non è un'impresa), dal soggetto che della proprietà di partecipazioni societarie faccia, appunto, la propria impresa.

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