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Un set di misure per il riordino della spesa sanitaria

del 09/07/2011
di: Antonio G. Paladino
Un set di misure per il riordino della spesa sanitaria
Il riordino della spesa sanitaria è un'impresa che potrà realizzarsi attraverso più misure. Tra queste, un livellamento dei costi di forniture e servizi a prezzi standardizzati, la previsione di addebitare alle aziende farmaceutiche l'eventuale scostamento del tetto prefissato per la spesa farmaceutica ospedaliera ed un tetto di spesa anche al settore dei dispositivi medici. Senza dimenticare che, dal 2014, le Regioni potranno prevede misure di compartecipazione (aggiuntive) al costo delle prestazioni sanitarie. Infine, per le Regioni alle prese con i Piani di rientro dal deficit sanitario, si prevede che i Consigli regionali devono rimuovere gli eventuali «ostacoli legislativi» che impediscono la piena attuazione del rientro. È quanto si desume dalla lettura dell'articolo 17 della manovra correttiva (il decreto legge n.98/2011) che si prefigge una razionalizzazione della spesa sanitaria. In termini di saldo netto da finanziare, gli effetti della manovra, come rileva la relazione tecnica al provvedimento, mettono 2.500 milioni di euro per il 2013 e 5.450 mln per il 2014. Le regioni, pertanto, sono chiamate a mettere in pratica degli strumenti che garantiscano l'equilibrio del bilancio sanitario.

Parola d'ordine: pareggio del bilancio sanitario. Tra gli strumenti che la norma in esame individua, vi è il livellamento dei costi relativi a lavori, servizi e forniture con prezzi standardizzati, avvalendosi anche della Consip, organismo che elabora, tra l'altro, prezzi di riferimento di beni e servizi sanitari (e non sanitari). A tal fine, dal 2013, l'Agenzia nazionale per i sevizi sanitari regionali (Agenas) dovrà predisporre un elenco di beni e servizi significativi, in termini di impatto di spesa per il settore sanitario così da mettere a disposizione delle regioni «strumenti operativi di controllo e razionalizzazione della spesa». Inoltre, lo stesso articolo dispone che attraverso un regolamento, verranno disciplinate le procedure per porre a carico delle aziende farmaceutiche, l'eventuale scostamento dal tetto del 2,4% della spesa farmaceutica ospedaliera, in misura non superiore al 35% del predetto scostamento. In mancanza del regolamento l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è tenuta ad aggiornare le tabelle relative alle soglie di consumo da raggiungere da parte delle Regioni, in relazione all'utilizzo di farmaci con brevetto scaduto. Secondo la relazione tecnica, la prescrizione di farmaci il cui brevetto è scaduto, potrebbe portare risparmi quantificati in misura non inferiore a 600 milioni di euro su base annua. L'analoga previsione di un tetto di spesa farmaceutica è altresì prevista per il settore dei dispositivi medici. Su questo versante, sono le Regioni a dover monitorare il livello di spesa e le uniche responsabili in caso di sforamento del tetto. Dal 2014, poi, verranno introdotte misure di compartecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, utilizzando i procedimenti in materia di controllo al sistema delle esenzioni nonché i dati in possesso del Sistema Tessera Sanitaria.

Piani di rientro senza vincoli. L'obiettivo è quello di potenziare gli strumenti a disposizione per poter efficacemente rafforzare la «governante» nel settore sanitario. In primo luogo, il legislatore vuole garantire l'obbligo delle Regioni di rimuovere gli ostacoli, anche legislativi, affinché si dia corso alla piena attuazione dei Piani di rientro. Si dispone, pertanto, che se in corso di attuazione del Piano dovessero riscontrarsi «ostacoli legislativi non rimossi», gli organi preposti lo devono segnalare al Consiglio regionale, il quale è tenuto a rimuoverli entro sessanta giorni. In caso di inerzia di questi ultimi, sarà il consiglio dei ministri ad adottare le idonee iniziative per rimuovere tali ostacoli. Le regioni sottoposte ai Piani di rientro e commissariate, potranno tirare una boccata d'ossigeno, in quanto si rafforzano le misure in materia di sospensione delle azioni esecutive a loro carico (già previste dall'articolo 1, comma 2220 della legge di stabilità 2011). Secondo la RT, con tale disposizione bisogna garantire la «normalizzazione del sistema dei pagamenti regionali» e, quindi, la stessa non può essere compromessa, rallentata o impedita dalle azioni esecutive intraprese dai creditori delle aziende ovvero dai pignoramenti già intervenuti.

Visite fiscali ai dipendenti pubblici. Il quinto comma dell'articolo 17 prevede la possibilità per il Mineconomia, a fronte degli oneri da sostenere per l'effettuazione delle visite fiscali agli statali in malattia, di trasferire, per il 2011 e 2012, una quota delle disponibilità finanziarie per il Ssn. Infatti, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n.207/2010, tali prestazioni non sono ricomprese nei livelli essenziali di assistenza sanitaria e, quindi, non possono essere poste a carico delle Asl. Quindi, gli oneri sono a carico delle p.a. richiedenti la visita ai propri dipendenti. Pertanto, a decorrere dal 2013, con la legge di bilancio, verrà stabilita la dotazione annua per tali fini (almeno 70 milioni).

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