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Pubblico impiego, basta sacrifici

del 08/07/2011
di: La Redazione
Pubblico impiego, basta sacrifici
Proprio quando è stata varata la manovra da 51 miliardi, annunciata la scorsa settimana dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e che si prevede sarà legge definitiva i primi giorni di agosto, la Confsal-Unsa ha convocato tutte le strutture federali dei quadri sindacali. Incontriamo il segretario generale della Confsal-Unsa, Massimo Battaglia, a cui chiediamo il perché di questa convocazione. «Il consiglio nazionale è stato convocato per analizzare la manovra Tremonti e riflettere sui contenuti e la ricaduta sul pubblico impiego».

Domanda. Lei ha quindi letto il testo della manovra. Cosa ne pensa?

Risposta. In questi giorni sono circolati diversi testi della manovra e credo di averli letti più o meno tutti, dalle prime stesure, fino all'ultima firmata dal presidente della repubblica il 6 luglio, e sono evidenti le criticità con ricaduta sui lavoratori dei ministeri e della presidenza del consiglio dei ministri.

D. Quali sono secondo lei le maggiori criticità che emergono dalla manovra?

R. L'obiettivo primario della manovra è raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014, attraverso tagli e riduzioni di spesa, peccato che ancora una volta si punti a realizzare gli obiettivi sulla pelle dei dipendenti pubblici. Tra le misure previste, c'è la proroga del blocco dei trattamenti economici anche accessori per i dipendenti pubblici, fino al 2014, inoltre è stato disposto un incremento dell'età pensionabile delle lavoratrici, attraverso un complesso sistema di calcolo mese/anno che si completerà nel 2032 e la rivalutazione parziale delle pensioni, rispetto alla quale lo stesso ministro Sacconi si è già detto disponibile a modifiche. La manovra prevede inoltre la proroga, a tutto il 2014, del blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni, che non solo aggraverà la situazione delle carenze di organico già più volte segnalata, ma non consentirà neanche il ricambio generazionale essenziale per uno svecchiamento ed una reale riforma della pubblica amministrazione.

D. La proroga del blocco del trattamento economico, come inciderà sul reddito dei lavoratori pubblici?

R. Il blocco della rivalutazione economica dei contratti pubblici mette i pubblici dipendenti in una condizione di svantaggio rispetto al mercato, a causa del reale potere di acquisto inferiore rispetto a quanto si legge in busta paga. Secondo alcuni calcoli, un impiegato con una retribuzione di 23 mila euro lordi, a oggi ha perso 1.261 euro per il blocco della rivalutazione economica nel periodo 2010-2012 e 887 euro per il blocco del periodo 2013-2014 per un totale di 2.149 euro lordi. Se a questo aggiungiamo che un dipendente che al 1° gennaio 2010 prendeva 1.450 euro netti, a seguito dell'inflazione e della rivalutazione, ad oggi avrebbe invece diritto a trovarsi in busta paga uno stipendio di 1.500 euro, abbiamo un chiaro quadro di come l'inflazione galoppi mentre gli stipendi stanno fermi, provocando, mese dopo mese, un impoverimento netto che non potrà che aumentare in seguito all'ulteriore blocco definito dalla manovra.

D. Cosa è emerso dagli interventi del Consiglio nazionale Confsal-Unsa?

R. È emersa unanime la voce contro la manovra ed è stato chiesto al segretario generale di portare avanti interventi per richiedere modifiche alla manovra sia nelle sedi parlamentari che sui tavoli sindacali.

D. A proposito di tavoli sindacali, come valuta il richiamo alla riapertura dei tavoli sindacali contenuto nella manovra?

R. Si tratta sicuramente di un segnale di apertura, ma è ancora insufficiente per poter parlare di riapertura delle normali procedure di informazione e coinvolgimento delle organizzazione sindacali nelle scelte delle politiche per il pubblico impiego.

D. Secondo lei, come mai negli ultimi dieci anni i vari governi hanno sempre operato scelte penalizzanti per i dipendenti pubblici?

R. Temo si tratti di incapacità nell'individuare politiche a medio e lungo termine che servano a rilanciare, piuttosto che penalizzare il pubblico impiego. Inoltre è semplice attingere dalle buste paga dei dipendenti pubblici sia con prelievi fiscali, sia con tagli retributivi. Una bella tentazione per tutti i governi.

D. E lei, invece, dove ritiene si debbano trovare le risorse per sanare il debito pubblico, se non dalle buste paga dei pubblici dipendenti?

R. Dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Mentre gli evasori sottraggono alle casse dello Stato risorse per più di 120 miliardi di euro, la manovra del governo ha previsto il blocco dei contratti pubblici per avere un risparmio di circa 5 miliardi. Ci sembra giusto che ora, che i primi frutti della lotta all'evasione fiscale sembra si inizino a vedere, vengano reinvestite le maggiori entrate derivate dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale, proprio a quelle categorie che sono state maggiormente colpite dalle precedenti manovre economiche, riaprendo la trattativa del contratto di lavoro dei pubblici dipendenti. Chiediamo procedure rapide per verificare lo stato delle maggiori entrate fiscali e destinarle al finanziamento del contratto dei dipendenti pubblici.

D. A breve termine, quali saranno le iniziative che la sua Federazione intende portare avanti?

R. Dal Consiglio generale è emerso di intervenire con la federazione in sede di conversione della manovra. Ci auguriamo che ci sia ancora margine di dialogo sia sul punto dei contratti, che sul blocco del turnover. È necessaria l'apertura a un confronto con i sindacati per rendere più elastici i paletti posti, al fine di incentivare l'efficienza di vari settori. Il Consiglio generale ha anche definito di indire a breve una manifestazione nazionale della federazione a sostegno del reddito, dello sblocco del turnover e della riapertura immediata dei contratti nazionali.

Non ci resta che augurare a Massimo Battaglia un buon lavoro per supportare i lavoratori verso la riconquista e la riappropriazione dei diritti «sospesi» dalla manovra.

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