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Partita Iva stop versando 129 euro

del 08/07/2011
di: © Riproduzione riservata Franco Ricca
Partita Iva stop versando 129 euro
Entro il 4 ottobre 2011 sarà possibile chiudere la partita Iva inattiva pagando la speciale sanzione di 129 euro, un quarto del minimo di quella prevista per l'omessa dichiarazione di cessazione di attività. Sempre che la violazione non sia stata già constatata. È quanto si desume dalla relazione illustrativa del decreto legge n. 98/2011, che in relazione alle disposizioni del comma 23 dell'art. 23 fornisce una lettura un po' diversa rispetto a quella testuale della norma, prefigurando un meccanismo di estinzione agevolata delle posizioni inattive, e non una semplice riduzione della sanzione per l'omessa o tardiva cessazione già consumata.

La revoca delle partite Iva inattive

Il comma 22 del medesimo articolo 23, «a fini di chiarimento in relazione a partite Iva inattive da tempo», aggiunge nell'art. 35 del dpr 633/72 una disposizione che prevede la revoca del numero di partita Iva nel caso in cui, per tre annualità consecutive, il contribuente non abbia esercitato l'attività oppure abbia omesso di presentare la dichiarazione annuale Iva, pur essendovi obbligato. Il provvedimento di revoca sarà impugnabile davanti alle commissioni tributarie. Sul punto, su questo giornale sono state già svolte alcune considerazioni in ordine all'accertamento dello stato di inattività e agli importanti effetti che la chiusura della partita Iva comporta.

L'estinzione agevolata

Il successivo comma 23, poi, stabilisce che i soggetti che, sebbene obbligati, non abbiano presentato tempestivamente la dichiarazione di cessazione dell'attività, possono sanare la violazione dell'art. 35 del dpr 633/72, versando, entro 90 giorni dal 6 luglio 2011, data di entrata in vigore del decreto, un importo pari ad un quarto della sanzione minima prevista dall'art. 5, comma 6, primo periodo, del dlgs n. 471/97, vale a dire 129 euro.

La relazione illustrativa

Riguardo alle suddette disposizioni, la relazione spiega che le norme si prefiggono, in coerenza con l'art. 27 del regolamento 904/2010/Ue e in linea con il comportamento adottato dagli altri paesi europei, di ricondurre il numero delle partite Iva a quelle in effettiva attività, in modo da «ripulire» le banche dati e consentire il consolidamento degli studi statistici, oltre che un reale potenziamento dell'analisi del rischio su tutta la platea dei contribuenti.

La relazione prosegue chiarendo che la disposizione del comma 23 «introduce un'agevolazione per incentivare l'adempimento spontaneo dei contribuenti, consentendo l'applicazione della sanzione ridotta a un quarto del minimo (129 euro), a condizione che venga presentata apposita comunicazione di cessazione dell'attività all'Agenzia delle entrate, nel termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione». Ciò a condizione che la violazione non sia stata già constatata con atto portato a conoscenza del contribuente.

Come si vede, dunque, mentre la norma delinea una sorta di definizione agevolata della violazione dell'obbligo di comunicare la cessazione attività, mediante pagamento nel termine di 90 giorni, la relazione prevede altresì la presentazione della dichiarazione di cessazione (oltre al pagamento) nel predetto termine, lasciando intendere, più logicamente, che la disposizione si rivolge anche a coloro che non abbiano affatto comunicato la cessazione, i quali potranno pertanto farlo entro il 4 ottobre 2011, novantesimo giorno dall'entrata in vigore del dl.

Resterebbe da chiarire, a questo punto, se la condizione prevista dalla norma, ossia la circostanza che «la violazione non sia già stata constatata con atto portato a conoscenza del contribuente», debba sussistere alla data di entrata in vigore del decreto o, come parrebbe più logico, alla data in cui si eseguono gli adempimenti richiesti.

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