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Certificazione sbilanciata

del 07/07/2011
di: di Manola Di Renzo
Certificazione sbilanciata
Continuiamo la riflessione sull'accordo interconfederale di martedì 28 giugno, di cui abbiamo parlato anche lo scorso 5 luglio su queste pagine, criticandone alcuni aspetti. Quello che vogliamo analizzare nello specifico è il punto 1 dell'accordo, in cui si legge che ai fini della certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, si assumono come base i dati associativi riferiti alle deleghe relative ai contributi sindacali conferite dai lavoratori. Sembra un punto in grado di creare discriminazioni. Andando avanti si legge che il numero delle deleghe, e questo è importante, viene certificato dall'Inps tramite un'apposita sezione nelle dichiarazioni aziendali (Uniemens) che verrà predisposto a seguito di convenzione tra Inps e le parti stipulanti l'accordo interconfederale.

Non vi sono leggi a tal proposito, ma solo una forzatura, poco democratica, riportata sull'accordo, con la quale si è già deciso il ruolo dell'Inps.

I sindacati Cgil Cisl e Uil hanno posti in maggioranza nell'Inps, e se originariamente vi sono stati inseriti per coadiuvare le funzioni pubbliche, nel tempo vi hanno alimentato il loro potere sino ad arrivare alle pretese odierne. Per essere più precisi, utilizzare le risorse dell'Inps per interessi di natura privatistica, come la certificazione delle deleghe del lavoratore.

E così, sempre più convinti del loro potere, intendono coinvolgere le aziende pretendendo che le deleghe del lavoratore vengano consegnate all'azienda, la quale dovrà poi preoccuparsi di inserire l'informazione nel modello Uniemens e spedirlo all'Inps telematicamente. Quindi l'Inps deve attivarsi a formulare un nuovo modello Uniemens per prevedere l'inserimento dei dati sindacali, le ditte di software dovranno adeguare i programmi delle aziende e dei consulenti alle nuove variazioni, le aziende diverranno tenutarie delle deleghe sindacali. Insomma, un insieme di costi in più pagati dalla collettività a favore della Triplice. Tanto per cambiare, come se non bastassero i posti occupati all'Inps e i distacchi nel settore pubblico utilizzati anche per la rappresentatività in quello privato. Tradotto in termini pratici, tanti soldi che entrano nelle loro tasche, senza alcun minimo sforzo e senza bisogno di rappresentare un gran numero di iscritti nel settore privato.

Altro abuso, di cui l'Inps si renderebbe complice è la certificazione. Non vi è certificazione se il documento non viene controllato dall'operatore addetto e sarebbe opportuno che la firma venisse proprio all'atto della certificazione, con opportuno documento di identità a verifica dell'autenticità del titolo.

Le aziende non sono tenute ad assumere un simile impegno, tra l'altro con un principio fortemente anti-sindacale, per di più costrette a conservare le deleghe, nel caso, si presume, di un eventuale controllo. Da parte di chi?

Viene da pensare: se le aziende sbagliano a compilare le denunce Uniemens o se non volessero aderire a un simile sistema, pur applicando il Ccnl stipulato dalle stesse parti, sarebbero soggette a delle sanzioni private?

In sostanza sembra esserci uno sbilanciamento in favore di Confindustria e della «Triplice» formata da Cgil, Cisl e Uil. Questo perché la certificazione vuole essere affidata a un accordo privatistico stipulato con L'Inps. Il sospetto, o meglio la paura, è che alla fine risulteranno «rappresentative», e quindi in grado di stipulare i futuri Ccnl solo le organizzazioni stipulanti citate e Confindustria. I maligni fanno inoltre notare che le «Organizzazioni stipulanti» siedono in maggioranza nell'organismo Inps, così come nel «certificante» finale Cnel. La certificazione parla poi di «ponderazione». Come viene fatta, in che termini? Dovrebbe riguardare i dati degli iscritti (che però vengono certificati da organismi non certo ostili) e i voti riportati dalle rappresentanze sindacali unitarie. Ma non stiamo parlando di pubblico impiego, dove si vota in ogni luogo di lavoro.

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