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Liberalizzazioni archiviate

del 02/07/2011
di: Pagina a cura di Pamela Giufrè
Liberalizzazioni archiviate
La liberalizzazione delle professioni esce dal decreto legge della manovra finanziaria. «Un'occasione mancata». Questo il commento a caldo del presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone all'indomani della manovra finanziaria licenziata dal Consiglio dei ministri.

«Dopo il dlgs 206/2007 di attuazione della direttiva 2005/36/Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali», chiarisce Falcone, «mentre si sta discutendo un progetto di riforma delle professioni non regolamentate presso il tavolo indetto dal Ministero dello sviluppo economico, a cui siede anche la Lapet, apprendiamo con rammarico dell'assenza dalla manovra del pacchetto “liberalizzazioni e sviluppo”, già articolato nella prima stesura della bozza».

Il pacchetto, indirizzato a semplificare le regole di accesso a molte professioni, prevedeva il principio di libertà d'impresa, su cui si basa l'accesso alle professioni e il loro esercizio. Aspetti questi rivolti a garantire quel regime di concorrenza capace di creare sviluppo e crescita economico-occupazionale. Importante sarebbe stata anche l'abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso delle professioni e l'introduzione dell'eliminazione dei requisiti ingiustificati, relativi all'autorizzazione preventiva all'esercizio di una professione.

«Dopo tanti anni di lotte associative, la classe politica sembrava aver compreso l'importanza delle liberalizzazioni nel settore delle professioni, quale motore di crescita dell'economia. L'affermazione del principio di libertà d'esercizio e l'abrogazione di tutte le indebite restrizioni nei vari settori professionali sarebbero state il primo passo verso una presa di coscienza da parte del governo. Abbiamo sempre chiesto a gran voce un atto di coraggio nel fare delle scelte che non incidono sui conti dello Stato, anzi costituiscono un intervento strutturale a costo zero», sottolinea Falcone e continua: «È mancato il coraggio di portare avanti un vero progetto di sviluppo per il paese».

Oggi le libere professioni (regolamentate e non) valgono tra il 12,5 e il 15% del pil, il prodotto interno lordo. Quello delle professioni rappresenta un potenziale polmone economico per la crescita del Paese. «Liberalizzare l'apertura del mercato dei servizi professionali, così come indicato anche dall'Antitrust, può favorire la competitività e lo sviluppo economico ed occupazionale», rimarca il presidente, «liberalizzare non significa concedere tutto a tutti. La deregulation del mercato dei servizi professionali non vuol dire niente regole e nessun requisito professionale. La direttiva qualifiche ne è un valido esempio. Ora, è tanto innegabile, quanto urgente, che l'intero comparto necessiti di nuovi strumenti per competere sul mercato, eliminando tutti i paletti che ne frenano lo sviluppo».

Il pacchetto liberalizzazioni, contenuto nella bozza, ha rappresentato un timido passo, da parte dell'esecutivo, di snellire burocraticamente l'accesso alle professioni e pare possa essere reintrodotto da una legge delega collegata.

«Se l'obiettivo resta ancora quello di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle attività professionali, o attraverso un decreto legge o mediante una legge delega, per noi va comunque nella giusta direzione», conclude Falcone, «proseguiremo nel forte pressing politico che ci ha contraddistinti in tutti questi anni, anche per i più giovani, affinché possano ritrovare nella libera professione una possibile affermazione economica e sociale. Auspichiamo dunque che l'indecisione si tramuti in audacia, senza farsi intimidire dalle prese di posizione di piccole lobby. Occorre il coraggio, salvaguardando i diritti fondamentali del cittadino, di portare avanti quelle misure su cui il Paese potrà giocarsi il futuro: liberalizzazione, semplificazione e innovazione».

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