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Chi si droga fa danni e va curato

del 02/07/2011
di: Giovanni Serpelloni, capo Dipartimento politiche antidroga
Chi si droga fa danni e va curato
La posizione ufficiale del governo italiano relativamente alle politiche antidroga, ben espressa nel Piano di azione nazionale approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso ottobre, riconosce prima di tutto che la tossicodipendenza è una malattia prevenibile, curabile e guaribile. Pertanto, tutte le politiche e le strategie sono impostate a riconoscere che tale condizione costituisce, oltre un problema sociale e di sicurezza, anche un serio problema di sanità pubblica che riguarda non solo la salute delle persone dipendenti dalle droghe, ma anche terze persone che possono venire danneggiate da comportamenti a rischio mediante, per esempio, la guida di autoveicoli o lo svolgimento di lavori che comportino rischi per terzi. Assumere sostanze stupefacenti non può essere considerato come facente parte dei diritti individuali della persona, proprio per le conseguenze che questo comportamento può avere anche sui diritti degli altri. Contemporaneamente, azioni illegali quali la produzione, il commercio e lo spaccio delle sostanze stupefacenti, costituiscono un rilevante problema di sicurezza pubblica a cui è necessario dare risposte concrete e permanenti in termini di prevenzione e contrasto, senza criminalizzazione delle persone tossicodipendenti per il loro uso di sostanze (così come specificatamente già previsto dalla normativa italiana in materia). Ci preme inoltre sottolineare che i dati contenuti nella relazione al Parlamento presentati nei giorni scorsi, sono suffragati da indagini scientifiche accurate e realizzate da università di alto livello (come ad esempio il Centro interdipartimentale di biostatistica e bio informatica dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata), indipendenti e specializzate su indagini nel campo della droga, con numerosità campionarie elevatissime, (esempio, 32.389 studenti di età compresa tra i 15-19 anni) che non hanno pari in Italia. I nostri dati, riconfermano la validità delle politiche antidroga, che hanno registrato in questi ultimi tre anni una riduzione persistente dei consumi di sostanze stupefacenti (soprattutto nelle giovani generazioni), una riduzione della mortalità e della diffusione delle infezioni da HIV e un contenimento delle epatiti. Contemporaneamente si è assistito ad un positivo aumento degli utenti in trattamento, segno questo di una maggiore consapevolezza della necessità di interrompere il consumo di droghe. Il beneficio delle azioni di deterrenza e di controllo attivate, si evidenziano anche nella riduzione dei morti e dei feriti in incidenti stradali alcol e droga correlati, oltre che alla diminuzione delle infrazioni per la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti e/o alcol. Anche l'introduzione del drug test dei lavoratori con mansione a rischio ha rilevato una riduzione dei soggetti risultati positivi. Un ulteriore segno positivo deriva anche dalla continua riduzione delle persone ricoverate nei reparti ospedalieri per vari motivi, sempre droga correlati. Il sistema generale di contrasto al traffico ed allo spaccio ha fatto registrare, inoltre, la positiva diminuzione del numero dei detenuti per violazione del dpr 309/90, e contestualmente l'aumento dei tossicodipendenti usciti dal carcere in applicazione delle misure alternative. Quanto al report della Global commission indicato nell'articolo pubblicato giovedì scorso da ItaliaOggi a pag. 38, dobbiamo ancora una volta ribadire che, non si tratta di un documento Onu, ma di un report elaborato da una associazione di persone (la maggior parte di esse in pensione) che hanno espresso la loro opinione. Tale documento pertanto, così come dichiarato da Yuri Fedetov, direttore esecutivo dell'Unodc a Roma nelle settimane scorse, non ha trovato alcuna accoglienza nelle sedi istituzionali delle Nazioni Unite e neppure da parte dei 192 Stati membri durante l'assemblea che si è svolta recentemente a New York. Poiché il documento della Global commission esprime chiare posizioni antiproibizioniste, che invocano la legalizzazione delle droghe, crediamo che questa non sia effettivamente la politica e la posizione da seguire per una prevenzione efficace oltre che per curare e riabilitare le persone tossicodipendenti.

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