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Chi paga il contributo unificato? La decisione ritorna al giudice

del 01/07/2011
di: di Antonio Ciccia
Chi paga il contributo unificato? La decisione ritorna al giudice
Torna al giudice il potere di decidere chi deve pagare il contributo unificato. Il testo della manovra Tremonti, presentato al consiglio dei ministri, modifica la disciplina del contributo unificato, escludendo che il contributo sia sempre e comunque posto a carico di chi perde.

Per il resto, sempre con riferimento alla giustizia, rispetto alla versione originaria, la bozza di decreto elimina alcune sanzioni processuali per temerarie istanze di sospensione della sentenza di primo grado e ritocca i criteri di priorità nella trattazione delle cause, di cui dovranno tenere conto i capi degli uffici giudiziari nello stilare il programma annuale di smaltimento dell'arretrato.

Ma illustriamo le ultime modifiche al testo in attesa di quello definitivo.

Innanzi tutto partiamo dal contributo unificato e cioè il balzello che si paga all'inizio della causa oppure da chi con il proprio intervento incrementa il valore del contenzioso. La manovra prevede un innalzamento del costo del contributo. La manovra prevedeva anche che in caso il contributo era dovuto unicamente da chi perdeva la causa. L'ultima versione del decreto ha eliminato la disposizione sull'addebito del contributo unificato solo in capo al soccombente. In effetti nel testo originario, con un'aggiunta all'articolo 14 del Testo unico delle spese di giustizia, dlgs 115/2002, la manovra prevedeva che il contributo unificato fosse dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio.

Insomma, nel testo originario, chi vinceva la causa non doveva sopportare la spesa del contributo unificato, anche quando la controparte non si presentava. Non solo. Chi perdeva avrebbe dovuto pagare il contributo unificato anche quando il giudice avesse deciso che ognuna delle parti contendenti debba pagarsi le proprie spese. In sostanza il giudice non aveva il potere di determinare un diverso carico del contributo unificato, posto ex lege sulle spalle del soccombente. Per come era scritta la disposizione non sarebbe stato necessario che la parte chiedesse espressamente il rimborso del contributo unificato.

Con l'eliminazione della disposizione l'effetto è che le spese sostenute per il contributo unificato di regola sono poste a carico del soccombente, a meno che il giudice, ricorrendone i presupposti di legge, non ritenga di compensarle in tutte o in parte: quindi anche il contributo unificato è considerato come le altre spese.

In ogni caso rimane fermo che le novità in materia di contributo unificato si applicheranno alle controversie instaurate e ai ricorsi notificati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto. Con una seconda micromodifica si rimodella l'ordine di priorità nella trattazione della cause nel programma annuale per lo smaltimento dell'arretrato, programma che rappresenta uno strumento di programmazione della efficienza dell'ufficio giudiziario. Scatterà, dunque, l'obbligo di programmare anno per anno la gestione dei procedimenti civili, amministrativi e tributari pendenti. Nel programma i capi degli uffici giudiziari, sentito l'ordine degli avvocati, deve programmare obiettivi di riduzione della durata dei processi e si deve definire l'ordine di priorità nella trattazione dei procedimenti.

Nel nuovo testo si tiene conto in via prioritaria del valore della causa e della natura della stessa, mentre non si deve tenere conto del grado di informatizzazione degli uffici. Nel testo della bozza di decreto, poi, viene cancellata la disposizione che prevedeva una sanzione pecuniaria (da 250 a 10 mila euro) in caso di presentazione di una istanza inammissibile o manifestamente infondata di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado.

Analogamente è stata cancellata la disposizione che prevedeva una sanzione (anche qui da 250 a 10 mila euro) per una temeraria istanza di sospensione dell'effciacia esecutiva della sentenza di primo grado nel processo del lavoro. In effetti le sanzioni avrebbero certo disincentivato la proposizione di istanze cautelari di questo tipo, ma avrebbero leso il diritto di difesa, punendo l'esercizio del diritto di difesa.

Le reazioni. «Frettolose e disorientanti». Così il Consiglio nazionale forense commenta le misure in materia di giustizia contenute nel decreto sulla Manovra. In una nota il Cnf afferma che disorientano le modifiche al processo civile e tutti gli interventi insieme sembrano dettati dalla frettolosa conclusione di un iter di riforma non condiviso con le categorie interessate. Critica anche la reazione di Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura. «Si utilizza impropriamente la manovra economica per intervenire sulla giustizia, rimandando ancora una volta l'ormai improcrastinabile riforma strutturale del sistema, ignorando del tutto gli interventi che Avvocatura e magistratura chiedono da anni per ridare efficacia ed efficienza alla macchina giudiziaria, ridurre la lunghezza dei processi e restituire competitività al paese».

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