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Il fattore 3G entra negli studi

del 30/06/2011
di: La Redazione
Il fattore 3G entra negli studi
Le donne e i giovani del Sud, che lavorano nel mondo delle professioni, sono vittime privilegiate dei bassi salari. Non solo guadagnano poco, ma riscontrano maggiori difficoltà di inserimento rispetto ai colleghi. È questo il quadro che emerge dallo studio condotto da Fondoprofessioni (Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua dei dipendenti degli studi professionali) e dall'Università Politecnica delle Marche e presentata nei giorni scorsi ad Ancona in occasione del Forum «Dalle pari opportunità alle opportunità di sviluppo» organizzato dal Fondo insieme a Confprofessioni.

«Il tema delle pari opportunità», ha spiegato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, «non è solo quello del rapporto uomo-donna sul luogo di lavoro, ma prende in considerazione le cosiddette “tre G” e cioè le discriminazioni di genere, generazionali e geografiche». Secondo Stella «oltre alle differenze dei trattamenti economici tra uomo e donna sui luoghi di lavoro, va considerata anche la differenza territoriale, visto che il mercato del lavoro al Nord funziona mentre al Sud questo non avviene, senza dimenticare sulla questione generazionale, sono proprio i giovani quelli più discriminati». Confprofessioni sui giovani professionisti sta spendendo molte risorse. «Stiamo prestando particolare attenzione all'apprendistato, che è in discussione, al ministero del lavoro», ha aggiunto Stella. «L'apprendistato di alta formazione, previsto dal testo unico varato recentemente dal governo, potrebbe essere un'opportunità per rilanciare nel mondo delle professioni i giovani e porre fine alle diseguaglianze che sono presenti nel settore».

Dalla ricerca condotta dal Fondo e dall'Università delle Marche emerge, infatti, che le condizioni dei giovani professionisti sono critiche. I numeri parlano chiaro: i giovani a rischio precarietà rappresentano circa il 20% del totale, seguono i professionisti con scarse tutele, quantificabili in un 60%. Oltre a problemi di natura sociologica tra uomo e donna, e di età, nelle professioni esistono evidenti differenze anche in termini di reddito «il reddito annuo medio al 2004 di un ingegnere donna era di poco più di 20.000 euro a fronte di un reddito medio di un collega uomo di quasi 40.000 euro», sottolinea l'indagine presentata al forum di Fondoprofessioni. Per far fronte alle diseguaglianze, lo stesso Fondo ha avviato un piano di interventi che, attraverso la formazione, mirano ad accrescere le competenze professionali negli studi. «Attraverso i nuovi bandi formativi del 2011-2012 realizzeremo una “nuova” offerta formativa aperta ad attività con le Regioni, con le associazioni di categoria per implementare le competenze del personale degli studi professionali. È necessario cambiare la formazione che è la leva strategica per lo sviluppo del paese».

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