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Cisal, no alla soppressione dell'Ice

del 30/06/2011
di: La Redazione
Cisal, no alla soppressione dell'Ice
Riportiamo il comunicato stampa emesso dal sindacato aziendale Cisal dell'Ice, unitamente a Cgil, Uil e RdB riguardante la paventata soppressione dell'ente per il commercio estero.

«A distanza di un anno sembrerebbe che, secondo quanto si apprende dalle dichiarazioni del ministro Tremonti, nel documento riguardante la manovra finanziaria di prossima emanazione, sia nuovamente prevista la soppressione dell'Ice, l'Istituto nazionale per il commercio estero.

Il ministro Tremonti considera l'Ice un ente inutile e, quindi, fra le innumerevoli voci molto più onerose, compresi i costi della politica, o veramente improduttive su cui si potrebbe agire per razionalizzare, continua a valutarlo al centro di ogni progetto riguardante le politiche economiche di risanamento dei conti pubblici, come se la sua soppressione fosse la panacea di tutti i mali.

Basterebbe leggere i dati per dimostrare che l'Ice svolge, invece, una funzione fondamentale per l'internazionalizzazione delle imprese e per la promozione del «Made in Italy».

Il ministro Tremonti vorrebbe dichiarare «inutile» una struttura che ha dimostrato esattamente il contrario. A fronte di questa vasta e articolata attività, l'Ice ha saputo infatti ridurre negli ultimi anni i propri costi di funzionamento. Gli stanziamenti previsti dalle diverse finanziarie sono passati da 103 milioni di euro nel 2005 agli attuali 74 milioni per il 2011, con una riduzione della spesa pari a circa il 25% in cinque anni.

In questi mesi l'Istituto sta rimanendo senza fondi, né di funzionamento né di attività e se non verranno immediatamente sbloccate le somme che il ministero del tesoro deve per crediti pregressi dell'ente, si avrà la paralisi entro brevissimo tempo,

L'Ice non è un carrozzone, è un ente operativo che nonostante i tagli lineari attuati dal governo che ne hanno progressivamente depauperato le risorse umane ed economiche, ha continuato a svolgere con grande professionalità la propria mission istituzionale realizzando, solo l'anno scorso, 790 iniziative di promozione e formazione ed erogando 12.911 servizi individuali alle imprese.

Questi dati acquistano ancor maggiore rilevanza se si considera che l'Italia è il settimo esportatore assoluto di merci e l'ottavo di servizi commerciali e che i rapporti con l'estero rappresentano per il nostro paese una componente fondamentale dell'economia, ancora più preziosi in un momento come l'attuale, in cui è necessario sostenere l'export per trainare la ripresa dopo la crisi economica mondiale.

Sopprimere l'Ice non si traduce in un risparmio, ma in un disinvestimento e disinvestire in questo settore non significa solo disperdere il patrimonio di professionalità e di esperienze che l'Ice detiene, ma arrecare un danno all'economia, sottraendo risorse a un settore strategico per la ripresa.

Tra i paesi maggiori concorrenti dell'Italia, nessuno, pur adottando dure misure restrittive della spesa pubblica, ha abolito l'ente di promozione del proprio sistema paese. Perché dovrebbe farlo l'Italia che più di altri dipende dalle esportazioni di prodotti, servizi e tecnologie?

Le organizzazioni sindacali comprendono perfettamente la necessità di ottimizzare l'organizzazione e l'operatività dell'Ice, ma sono costrette a constatare che, nonostante un progetto sia stato richiesto da anni, il presidente e il consiglio di amministrazione, a cui spetta questo compito, proseguono nell'inerzia più assoluta. Negli ultimi cinque anni non vi è stato alcun cambiamento degno di nota se non la chiusura di alcuni uffici all'estero con una riduzione dei livelli operativi e un risparmio minimo.

Per di più, siamo arrivati alla fine giugno del 2011 e non è stato neppure approvato il programma promozionale dell'anno in corso.

Chiudere l'Ice rappresenterebbe quindi una scelta miope e uno dei più madornali errori di questo governo e di questa legislatura, una scelta antitetica rispetto alle reali necessità del sistema imprenditoriale italiano di avere adeguate politiche pubbliche di supporto all'internazionalizzazione.

Tra l'altro, si sta attualmente discutendo la possibilità di prorogare la delega al governo (legge n. 99 del 23 luglio 2009 recante «disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia»), per riformare l'intero comparto, ragion per cui sarebbe doppiamente incongruente che si rinunciasse a realizzare un grande riassetto di sistema e si decidesse frettolosamente la soppressione di un Istituto come l'Ice che rappresenta, con le sue funzioni, uno strumento per lo sviluppo e la crescita della nostra economia».

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