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Contributo unificato con trappola

del 30/06/2011
di: di Antonio Ciccia
Contributo unificato con trappola
Contributo unificato con trabocchetto. Aumenta del 50% se l'avvocato non indica i propri recapiti fax e pec negli atti depositati in tribunale; e anche se manca il codice fiscale del cliente.

La manovra correttiva, con l'obiettivo di fare cassa, impone nuovi balzelli, tra i quali spicca un aumento generalizzato del contributo unificato. Si tratta dell'importo da versare all'inizio della causa, che sostituisce i bolli. Chi comincia la causa deve dimostrare di avere versato quanto dovuto in base al valore della causa e anche in base al tipo di contenzioso. Anche il convenuto è tenuto al versamento se in ragione delle sue difese il valore del contenzioso aumenta.

La manovra interviene con un innalzamento dei valori come rappresentato nella tabella in pagina, oltre che con alcuni correttivi. Vediamo quali.

Il testo del decreto, nella versione attualmente disponibile, integra l'articolo 125 del codice di procedura civile obbligando gli avvocati a inserire negli atti di parte il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax. Tra l'altro si inserisce il comma 3-bis all'articolo 136, prevedendo che tutte le comunicazioni di cancelleria alle parti devono essere effettuate con fax o posta elettronica.

La precisazione è importante anche per il contributo unificato, in quanto se il difensore non indicherà il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax il contributo unificato è aumentato della metà (nuovo articolo 13 del Testo Unico delle spese di giustizia, dlgs 115/2002). Lo stesso avverrà se la parte ometterà di indicare il codice fiscale nell'atto introduttivo del giudizio e anche nel ricorso di avvio del processo tributario. Anche in questo caso sarà l'avvocato a doversi preoccupare della completezza degli atti.

Peraltro con un'aggiunta all'articolo 14 delle spese di giustizia la manovra prevede che il contributo unificato è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio.

Insomma chi vince la causa non deve sopportare la spesa del contributo unificato, anche quando la controparte non si presenta. Non solo. Chi perde paga il contributo unificato anche quando il giudice decide che ognuna delle parti contendenti debba pagarsi le proprie spese. In sostanza il giudice non ha il potere di determinare un diverso carico del contributo unificato, posto ex lege sulle spalle del soccombente.

Per come è scritta la disposizione non sarà necessario che la parte chieda espressamente il rimborso del contributo unificato: è consigliabile, tuttavia, che l'avvocato inserisca nelle conclusioni la richiesta di rimborso del contributo unificato, anche in caso di contumacia dell'avversario o di compensazione delle spese di lite.

La disposizione precisa che la soccombenza si determina con il passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, la quale costituirà il titolo esecutivo per il recupero delle somme pagate in favore della parte che ha anticipato il pagamento del contributo unificato.

Le novità in materia di contributo unificato si applicheranno alle controversie instaurate e ai ricorsi notificati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto.

Da ricordare che il contributo unificato si applicherà integralmente anche al processo tributario, per il quale verrà meno il regime dell'imposta di bollo.

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