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Quote latte, interrotta la riscossione

del 30/06/2011
di: Luigi Chiarello
Quote latte, interrotta la riscossione
Splafonatori in salvo. Chi non ha pagato le multe per aver sforato le quote latte assegnate non correrà più il rischio di incappare in fermi amministrativi, pignoramenti, ipoteche o misure cautelari di sorta, che l'agente della riscossione può attivare a seguito di iscrizione a ruolo. La manovra correttiva, oggi al vaglio del consiglio dei ministri, oltre a interrompere le procedure di riscossione già avviate mediante ruolo, in materia di prelievo supplementare nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, cancella la possibilità di iscrivere a ruolo gli splafonatori, che non hanno versato il cosiddetto «prelievo supplementare dovuto». Ad essi, infatti, sarà possibile applicare la sola vecchia ingiunzione di pagamento, disciplinata dal regio decreto n. 639/1911, che non prevede alcuna procedura di esecuzione forzata. Il tutto in barba ai rilievi della commissione europea che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, avrebbe già annunciato all'esecutivo italiano una lettera di messa in mora dell'Italia, per mancato rispetto delle misure di riscossione delle multe relative alle quote latte. Non solo. La manovra dispone che l'iscrizione nel Registro nazionale istituito presso Agea (l'agenzia nazionale in agricoltura), dei debiti accumulati in materia dagli allevatori non equivarrà più all'iscrizione al ruolo ai fini della procedura di recupero, al contrario di quanto finora disposto dalla legge 33/2009. La cosiddetta legge Zaia. Di più: la stessa Agea non dovrà più informare Equitalia per gli adempimenti di riscossione di sua competenza, in relazione alle somme risultate esigibili. Del resto, la manovra prevede che le attività di riscossione avviate mediante ruolo siano immediatamente interrotte «e lo stesso agente è automaticamente discaricato delle relative quote». Attenzione, però: interruzione non vuol dire sospensione. Ciò significa, che le ipoteche eventualmente iscritte su immobili non verranno cancellate, ma l'immobile non potrà più essere espropriato. E dunque non finirà più all'asta. Tutto ciò, anche se la manovra dispone che «gli atti posti in essere» sino all'entrata in vigore del decreto continueranno ad essere validi. E il futuro? La bozza di manovra parla chiaro: le regioni e l'Agea riattiveranno le procedure di riscossione e le porteranno avanti, ovviamente seguendo il solo meccanismo dell'ingiunzione di pagamento, prevista dal regio decreto 14 aprile 1910, n. 639. Finita qui? No. La manovra estende anche alle imprese agricole l'applicabilità del decreto Marzano per le attività in crisi o stato di insolvenza. Gli imprenditori agricoli potranno, così, «chiedere la transazione dei loro debiti per tributi, relativi interessi e sanzioni, amministrati dalle agenzie fiscali». Idem per i contributi, relativi interessi e sanzioni, amministrati da enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie, «nonché accordi di ristrutturazione dei debiti». E dal momento della richiesta e fino a conclusione della procedura saranno stoppate tutte le procedure di riscossione e le azioni esecutive avviate.

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