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Beni pubblici per pagare i debiti

del 29/06/2011
di: di Luigi Chiarello
Beni pubblici per pagare i debiti
Boschi, terreni, palazzi, perfino isole potranno essere utilizzati dallo stato per pagare i creditori. È questo l'effetto di un codicillo inserito nel testo della manovra correttiva 2011, domani al vaglio del consiglio dei ministri. La norma consente ai ministeri di estinguere i debiti maturati fino al 31 dicembre scorso anche ricorrendo all'articolo 1197 del codice civile, sempre che l'Agenzia del demanio esprima parere conforme. Questo articolo dispone testualmente che «il debitore (in questo caso il ministero) non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta (in base all'art. 1320 cc, ndr). In questo caso l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l'evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita (artt. 1483 cc e seguenti, artt. 1490 cc e seguenti), salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi».

Il dispositivo della manovra, peraltro, non prevede una esplicita norma di salvaguardia per i beni storico-artistico-ambientali. E non vincola la cessione di beni pubblici a qualche indicatore di congruità economica. Come detto, fa salvo il solo parere del Demanio, che dovrebbe servire a quantificare il valore di mercato del bene, affinché questo non venga ceduto sottocosto e, di conseguenza, inneschi un qualche rilievo della Corte dei conti. Ma, soprattutto, la norma inserita nella manovra apre la strada a trattative di tipo bilaterale tra creditore e ministero debitore, che ovviamente tagliano alla radice la concorrenza tra le parti e, di conseguenza, il meccanismo dell'offerta più vantaggiosa per la pubblica amministrazione

La manovra, comunque, fa anche altro a riguardo. Ad esempio, trasforma l'Agenzia del demanio in un ente potentissimo, perché ad esso faranno capo dal 2012 tutte «le decisioni di spesa relative agli interventi manutentivi, a carattere ordinario e straordinario, effettuati sugli immobili di proprietà dello stato, in uso per finalità istituzionali alle amministrazioni dello stato». E in quest'ambito, a norma di legge (art. 1, comma 2, dlgs 165/2001), si fanno ricadere anche i beni di «istituti e scuole di ogni ordine e grado, istituzioni educative, aziende ed amministrazioni dello stato ad ordinamento autonomo, regioni, province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni, istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale».

Non solo. L'Agenzia dovrà decidere anche in merito agli interventi di manutenzione «posti a carico del conduttore sui beni immobili di proprietà di terzi, utilizzati a qualsiasi titolo dalle amministrazioni» dello stato. In sostanza, sui lavori da fare negli uffici presi in affitto dalle p.a.

Il Demanio non avrà potere, invece, sugli «interventi di piccola manutenzione»; quelli fatti dalle amministrazioni che utilizzano immobili, anche se di proprietà di terzi.

Fatti due conti, l'agenzia sarà una sorta di cervellone generale, che accentrerà su di sé le decisioni in merito a tutti i lavori da effettuare sui beni immobili di proprietà pubblica, presenti sul territorio nazionale. Gli strumenti per far tutto ciò saranno le convenzioni quadro, che il Demanio stipulerà col ministero delle infrastrutture e trasporti per l'immenso patrimonio di edifici pubblici statali e immobili demaniali di sua competenza (artt. 41 e 42 del dlgs 300/1999 e artt. 127 e 128 del dlgs 163/2006). E gli accordi quadro, che l'Agenzia stipulerà per «ambiti territoriali predefiniti» con «società specializzate nel settore (manutenzioni, ndr) mediante procedure ad evidenza pubblica o con altri soggetti pubblici per la gestione degli appalti».

Infine, la manovra correttiva stabilisce anche le leve finanziarie per gestire il tutto: gli stanziamenti per interventi manutentivi confluiranno in due fondi appositamente costituiti e operativi dal primo gennaio 2013. Uno servirà a finanziare le spese di parte corrente, l'altro quelle in conto capitale; uno erogherà risorse per gli interventi di manutenzione ordinaria, l'altro per le manutenzioni straordinarie.

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