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Dal 2020 donne in pensione a 65 anni

del 29/06/2011
di: Domenico Comegna
Dal 2020 donne in pensione a 65 anni
Per finanziare la riforma fiscale occorre metter mano ancora una volta alle pensioni. C'è ne per tutti nella manovra correttiva a cui sta lavorando il ministero dell'economia, anche se il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ieri ha definito le ipotesi come «semplicemente infondate». Si va dall'innalzamento dell'età di vecchiaia delle donne del settore privato all'anticipo al 2013 dell'adeguamento automatico dei requisiti anagrafici alle speranze di vita che dovrebbe invece scattare, secondo l'ultima riforma, nel 2015. E ancora, congelamento della perequazione automatica delle pensioni più elevate e giro di vite sulle pensioni di reversibilità nei casi in cui vi è sensibile divario di età tra i coniugi e il matrimonio dura poco. Ma andiamo con ordine.

Età donne. Per le donne del pubblico impiego si era già provveduto la scorsa estate che ha innalzato il requisito a 65 anni a partire dal 2012. Ora è invece il turno delle donne del settore privato. A decorrere dal 1° gennaio 2012, per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici autonome iscritte all'assicurazione generale obbligatoria, il requisito anagrafico di 60 anni per l'accesso alla pensione di vecchiaia è incrementato di un anno. Tale requisito è ulteriormente incrementato di un anno, a decorrere dal 1° gennaio 2014, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell'età di 65 anni. In altre parole, nel 2012 e 2013 la pensione di vecchiaia è fissata a 61 anni. Nel 2014 e 2015 occorrono 62 anni, nel 2016 e 2017 l'età sarà di 63 anni, nel 2018 e 2019 ci vogliono 64 anni e dal 2020 in poi ne occorrono 65, come avviene per gli uomini. Le donne che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente, conseguono il diritto alla pensione di vecchiaia secondo la predetta normativa e possono chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di tale diritto. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto, continuano ad applicarsi, nei limiti di 20 mila unità:

a) alle lavoratrici collocate in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2011 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità;

b) alle lavoratrici collocate in mobilità lunga, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2011;

c) e alle lavoratrici titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (bancari, assicurativi).

Pensioni d'oro. A titolo di concorso per il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, per il biennio 2012 -2013 (così recita il testo, forse per indorare la pillola), alla fascia di importo dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo Inps la rivalutazione automatica non è concessa. Così facendo, per il prossimo biennio le pensioni che superano i 2.337 euro al mese non potranno beneficiare della cosiddetta perequazione automatica che scatta ogni anno dal 1° gennaio sulla base dell'indice Istat. Tradotto in cifre, questo significa che, applicando per ipotesi della perequazione 2011, le suddette pensioni d'oro perderanno circa 40 euro mensili per ognuno dei due anni. Ma non è finita qui. Per le fasce di importo comprese fra tre e cinque volte il minimo (comprese tra 1.403 e 2.337 Inps, l'indice di rivalutazione, sempre per il biennio 2012- 2013), sarà applicato, nella misura del 45% (anziché il 90% dell'indice Istat).

Aspettative di vita. Anticipato al 1° gennaio 2013 (doveva partire nel 2015) l'adeguamento automatico, sulla base delle cosiddette aspettativa di vita, dei requisiti di età anagrafica per l'accesso alla pensione, riferimento al triennio precedente. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'età riferito al primo triennio antecedente non potrà comunque superare i tre mesi. Il secondo adeguamento, prima fissato nel 2019, (quattro anni dopo, anziché tre) per farlo coincidere con la revisione dei coefficienti di trasformazione utilizzati per il calcolo della pensione contributiva, viene fissato per il 2017.

Reversibilità. Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l'aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti (ora del 60%) è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto a età del medesimo superiore a 70 anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni, del 10% in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Le disposizioni non si applicano nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, ovvero inabili. Si tratta del ritorno a una vecchia norma «antibusi» già presente nell'ordinamento pensionistico statale, giudicata incostituzionale nei primi anni 70.

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