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La riforma universitaria arranca

del 28/06/2011
di: di Benedetta Pacelli
La riforma universitaria arranca
Alcuni sono stati inviati alla Corte dei conti per la consueta registrazione, altri attendono la firma dai piani alti di via XX Settembre. Di molti si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e di altri ancora il parere delle commissioni parlamentari. Per non parlare di quelli sui quali pende il parere dell'Agenzia di valutazione (Anvur) la cui operatività, al momento, è solo sulla carta. Insomma a conti fatti la concreta entrata in vigore della riforma universitaria (legge 240/10), pubblicata in Gazzetta Ufficiale ormai cinque mesi fa, sembra ancora un miraggio. È vero che la riforma entrerà in vigore a scaglioni, giacché per molti decreti attuativi c'è tempo fino a un anno, ma è altrettanto vero che per alcuni di questi il tempo è scaduto. Uno su tutti quello relativo alle modalità di espletamento delle procedure di abilitazione, cuore della legge universitaria, senza le quali i concorsi universitari rimangono bloccati. In tutto dei circa 50 decreti attuativi necessari per dare operatività alla legge, ne sono stati abbozzati meno di 20, uno solo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la maggior parte arenati nelle sacche degli organi di controllo, e altri tra un ministero e l'altro visto che per alcuni è necessaria anche la firma del ministro dell'economia Giulio Tremonti, poiché la legge, sulla carta, interviene in modo drastico anche sulla gestione della contabilità finanziaria degli atenei. Un ginepraio di norme e provvedimenti che gettano nel totale scompiglio gli atenei, a loro volta alle prese con la revisione degli statuti e dei codici etici da presentare entro sei mesi (29 luglio) seppure con un margine di altri tre.

I decreti firmati

Una situazione di caos sulla quale due mesi fa era intervenuta lo stesso ministro dell'università Mariastella Gelmini precisando, a chi aveva mostrato perplessità sullo stato di avanzamento dei lavori, che sei provvedimenti erano già stati approvati. Come quello sull'importo minimo degli assegni di ricerca, sulla definizione dei criteri di attivazione delle convenzioni per l'attività di didattica e di ricerca dei professori e dei ricercatori, ma anche sulla definizione della corrispondenza per la chiamata di studiosi impegnati all'estero e sul trattamento economico del direttore generale. Ma solo uno di questi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Lo stop del Consiglio di stato

I veri nodi poi sorgono sull'annoso tema del reclutamento, uno dei temi più delicati della riforma. Il decreto attuativo che stabilisce le modalità per i concorsi nazionali per l'abilitazione a professore associato e ordinario, infatti, ha avuto un doppio stop da parte del Consiglio di stato. A seguito dei primi rilievi poi, il ministero aveva effettuato le prime modifiche per poi rispedire il testo ai giudici di Palazzo Spada che, però, l'avevano rinviato nuovamente indietro, specificando che gran parte delle raccomandazioni non era stata risolta. Non solo perché il Cds ha anche preteso che i decreti sui criteri per ottenere l'abilitazione siano anch'essi di natura regolamentare e quindi passino al vaglio del Consiglio di stato. Un ulteriore rinvio che mette in forse anche i tempi annunciati dal ministero per emanare i primi bandi (ottobre 2011).

Gli statuti

Infine, il nodo degli statuti la cui responsabilità ricade esclusivamente sulle spalle degli atenei. Ecco quindi fioccare al ministero, (con il controllo di chi?) le prime bozze di documento. In ballo c'è soprattutto la governance degli atenei, attraverso il ridisegno degli organi decisionali, ma anche la semplificazione e la razionalizzazione delle strutture. Ovunque si assiste a una riduzione del numero di membri degli organi accademici così come la cancellazione delle facoltà. Se la legge Gelmini le fa sparire, gli statuti dovranno stabilire i criteri di accorpamento dei dipartimenti, che andranno a ridursi ovunque per raggiungere l'obiettivo semplificazione.

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