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Colf, riapre la sanatoria

del 28/06/2011
di: di Daniele Cirioli
Colf, riapre la sanatoria
Via libera al riesame delle pratiche di regolarizzazione per colf e badanti «disobbedienti». Con la nota protocollo n. 17102/2011 infatti, il ministero dell'interno scioglie la riserva in merito alla possibilità del riesame, da parte degli uffici in autotutela, della sanatoria per le situazioni rigettate a motivo del rifiuto, del lavoratore, a un ordine di espulsione. La possibilità è limitata alle situazioni ancora pendenti; per quelle chiuse occorre specifica istanza da parte del datore di lavoro.

La sanatoria colf e badanti. Ha chiuso i battenti un anno fa, ma ancora fa parlare di sé. Il motivo è la vittoria, in aule giudiziarie, di qualche decina di migliaia di lavoratori stranieri rimasti fuori dalla sanatoria chiusasi a settembre 2009. Nel corso dell'istruttoria delle domande di regolarizzazione, alcune questure non hanno fornito infatti il necessario placet alla sanatoria nei confronti di coloro che avevano dichiarato di trovarsi in Italia, nonostante fossero stati colpiti da un ordine di espulsione. Insomma veniva negata la regolarizzazione. Dello stesso avviso, tuttavia, non è stato il Consiglio di stato. In due sentenze del 10 maggio, infatti, ha statuito che il non aver obbedito a un ordine di espulsione non può essere considerato motivo ostativo alla regolarizzazione del 2009.

La marcia indietro. Dinanzi al principio giurisprudenziale, il ministero dell'interno è intervenuto con una prima nota il 24 maggio e, accogliendo le indicazioni del Cds, ha riaperto la sanatoria agli stranieri, limitatamente ai casi ricadenti nella questione decisa da palazzo Spada. Due giorni dopo, però, il ministero fa dietrofront, dichiarando temporaneamente sospese le indicazioni del 24 maggio.

Le nuove istruzioni. La parola fine arriva con la nota protocollo n. 17102/2011. A margine dei chiarimenti al dl n. 89/2011 (norme sul rimpatrio dei cittadini), infatti, il ministero fornisce alcune linee di indirizzo alle procedure di emersione nelle quali sia venuta in rilievo, quale causa ostativa, una sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 14, comma 5-ter, del dlgs n. 286/98 (rifiuto a un ordine di espulsione). Il ministero spiega che, con riferimento alle fattispecie non ancora definite, la riapertura del procedimento, in sede di autotutela, può avvenire di ufficio (mediante una nuova comunicazione) in particolare nei seguenti casi:

a) quando ancora non è stato notificato il decreto di diniego dell'emersione ai richiedenti;

b) quando è pendente il ricorso giurisdizionale o straordinario;

c) quando deve ancora spirare il termine di 120 giorni dalla notifica, valido per l'impugnazione.

In questi casi, spiega il ministero, si procede con l'acquisizione di un nuovo parere del Questore e, quindi, al conseguente riesame della domanda. Il ministero, invece, esclude che la stessa prassi possa essere seguita per le procedure già definite, che devono ritenersi valide come è da ritenersi efficace il provvedimento finale che ne è conseguito. Tuttavia, lo Sportello unico può procedere a un riesame degli atti in presenza di una specifica richiesta del datore di lavoro, unico soggetto legittimato in tal senso.

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