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Un hub dei professionisti

del 25/06/2011
di: La Redazione
      Un hub dei professionisti
«Apprendiamo con soddisfazione dell'iniziativa, fortemente voluta dal presidente della Camera di commercio milanese Carlo Sangalli, tendente alla creazione di una consulta delle professioni in Lombardia e siamo pronti a dare la nostra piena disponibilità al fine di una sua rapida realizzazione. Questa consulta rappresenterà senz'altro una crescita parallela per professionisti e imprese». Questo quanto il presidente dell'associazione nazionale dei tributaristi Lapet, Roberto Falcone, ha fatto sapere a Sangalli.

La proposta di istituire la consulta viene proprio dall'ente camerale, il cui obiettivo è quello di aprire un dialogo tra professionisti e forze produttive. Dopo aver avviato una ricerca sulle professioni, il presidente della camera di commercio, Carlo Sangalli, ha espresso la volontà di rilanciare il ruolo del distretto del terziario avanzato italiano: «l'impegno dell'ente camerale sarà quello di cercare di utilizzare al meglio il potenziale rappresentato dai 200 mila professionisti che operano nell'area».

I dati registrano un aumento del numero di liberi professionisti che, di conseguenza, vedono calare il proprio reddito medio con il rischio di dover attuare una spietata concorrenza mediante un ribasso delle tariffe. Il suggerimento che giunge dalla presidenza della camera di commercio, è quello di legare la riscossa dei professionisti ai processi di riqualificazione delle imprese del made in Italy che, per ottemperare alle esigenze di una maggiore competitività, hanno bisogno di un terziario qualificato, di innovazione, creatività e internazionalizzazione.

«Sono principi che condividiamo pienamente e continuiamo a sostenere l'idea che lo sviluppo e la crescita non possono concretizzarsi se non si apre la strada alle liberalizzazioni e semplificazioni che il mercato unico richiede», specifica il presidente Falcone, e aggiunge: «È necessaria altresì la qualificazione dei professionisti e una continua formazione».

Sono alquanto allarmanti i dati che oggi parlano di un declassamento, di uno scarso accesso dei giovani alla formazione, di un indice di precariato che si attesta al 60%, più accentuato nelle professioni tradizionali.

«Occorre una svolta, un cambiamento», suggerisce Falcone, «soprattutto alla luce del fatto che i professionisti tradizionali sono risultati meno stabili di quelli di altri segmenti economici e, in quanto tali, maggiormente vulnerabili dai rapidi mutamenti del mercato».

Uno dei principali cambiamenti che ha interessato il sistema italiano è legato allo sviluppo del settore terziario e, al suo interno, alle attività nate per rispondere a domande di mercato molto specifiche. Il modello stesso dei professionisti è slittato verso uno schema più evolutivo e innovativo che trova più facilmente sbocco nel mercato internazionale.

Il quadro delle professioni emergenti si è quindi arricchito di ulteriori professionalità, che rispondono alla specifica domanda della qualità dei servizi prestati.

La ricerca della Camera di commercio di Milano segnala il riaffiorare di «una voglia di corporazione» che può concretizzarsi nella richiesta di istituzione di nuovi albi, ordini, associazioni. Per rompere gli schemi e legare più strettamente le professioni milanesi ai destini della città, ha spiegato Sangalli, un contributo importante può venire dalla creazione del Centro servizi per le partite Iva.

È chiaro che siffatte categorie professionali hanno necessità di essere tutelate e rappresentate. «Non esiste ancora un progetto chiavi in mano ma l'intenzione è creare almeno un hub della conoscenza che venga incontro alle esigenze dei professionisti più giovani ed evitare così che l'unico consiglio che un senior sappia dargli sia: ma perché non te ne vai a Berlino o a Londra?», ha spiegato il presidente Sangalli.

Questa consulta andrebbe perciò a preservare gli interessi dei professionisti e divenire un centro di valorizzazione del lavoro professionale. «La selezione delle professioni dunque deve essere basata su un criterio qualitativo, ma al tempo stesso, di complementarietà con il sistema delle professioni tradizionali», sottolinea Falcone. «Con l'utilizzo di schemi più flessibili sarà possibile una maggiore apertura dei professionisti al mondo del lavoro. Se l'intenzione è quella di andare incontro alle esigenze dei giovani professionisti ed evitare la fuga in massa dei cervelli, siamo i primi a sostenere questa iniziativa».

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