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Beni aziendali sequestrati anche senza indizi gravi

del 25/06/2011
di: La Redazione
Beni aziendali sequestrati anche senza indizi gravi
Linea dura della Cassazione sull'evasione fiscale da parte delle società. In presenza del rinvio a giudizio dell'amministratore, è infatti legittimo il sequestro preventivo dei beni aziendali e delle quote anche senza indizi gravi. È quanto sancito dalla Cassazione che, con sentenza 25357 di ieri ha confermato il sequestro preventivo delle quote e dei beni di due aziende gestite di fatto da un amministratore rinviato a giudizio per evasione fiscale, truffa e dichiarazione infedele. La II sezione penale ha confermato la misura adottata dal Tribunale delle Libertà di Taranto che, nell'ambito di un'inchiesta penale, aveva disposto il sequestro preventivo sui beni di due aziende, facenti capo (almeno di fatto) ad un solo amministratore. «L'ordinanza che dispone il sequestro preventivo», hanno spiegato gli Ermellini, «non deve essere motivata sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza, non essendo i detti indizi richiesti fra i presupposti applicativi; e ciò in quanto è sufficiente per l'adozione della detta misura cautelare reale la presenza di un fumus boni iuris e cioè l'ipotizzabilità in astratto della commissione di un reato, rilevabile dalla pendenza di un'imputazione e senza alcuna possibilità di apprezzamento quanto alla fondatezza dell'accusa e alla probabilità di una pronuncia sfavorevole per l'imputato». Ma non è ancora tutto. La decisione contiene un altro aspetto interessante e cioè che il sequestro dei beni dell'azienda può avere corso anche nel caso in cui l'amministratore rinviato a giudizio per evasione fiscale è non è l'intestatario delle quote né il rappresentante legale della società. Sul punto, rispondendo alle obiezioni della difesa, la seconda sezione penale è stata molto chiara nel sancire che «neppure l'astratta intestazione del bene a terzi è preclusivo della possibilità di sequestro, secondo il principio, correttamente richiamato dal Tribunale, per il quale resta possibile l'utilizzo dello strumento processuale del sequestro preventivo purché sia accertata – come nella specie – la disponibilità del bene da parte dell'indagato e la sua strumentalità rispetto al reato per il quale si procede». La vicenda riguarda un imprenditore di Taranto. L'uomo risultava amministratore di fatto di due aziende, che avevano fatto degli affari. Ma a un certo punto era stato coinvolto in un'inchiesta per truffa ed evasione fiscale, collegata alle attività imprenditoriali. Subito era scattato il sequestro sulle quote e sui beni delle imprese. Il Tribunale della Libertà, a ottobre del 2010, aveva convalidato la misura. Ora la Cassazione l'ha resa definitiva. A nulla è valso il lungo ricorso depositato al Palazzaccio dalla difesa. In particolare il legale ha contestato l'ordinanza del Tribunale per aver «illogicamente ritenuto che la qualità di soci di maggioranza in una società fosse dimostrativa della capacità gestionale nell'altra».
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