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Paradisi fiscali, niente interpello

del 25/06/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Paradisi fiscali, niente interpello
Per quanto concerne la deducibilità dei costi sostenuti con controparti collocate in territori a fiscalità privilegiata, si può evitare la presentazione dell'istanza d'interpello e scaricare gli stessi nella dichiarazione dei redditi, dimostrando esclusivamente in sede di contraddittorio la presenza delle condizioni richieste dall'attuale disciplina tributaria.

Questa la corretta impostazione emergente dalla semplice lettura dei commi 10 e 11, dell'art. 110, dpr n. 917/1986, concernenti le disposizioni in tema di indeducibilità dei costi sostenuti con controparti collocate nei cosiddetti “paradisi fiscali”, da tenere conto in sede di redazione della dichiarazione dei redditi.

Preliminarmente, è opportuno evidenziare che la mancata indicazione dei costi, sostenuti in territori a fiscalità privilegiata, nella dichiarazione dei redditi non comporta l'indeducibilità degli stessi, ma l'applicazione di sanzioni di natura amministrativa, in quanto il comma 301, dell'art. 1, legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007), con decorrenza dal 1° gennaio 2007, ha modificato complessivamente la disciplina, confermando che la detta deducibilità è subordinata esclusivamente al rispetto delle condizioni indicate dal comma 11, dell'art. 110 del Tuir; il criterio (generale), al contrario, prevede l'integrale indeducibilità dei costi addebitati da controparti collocate in Stati o territori non appartenenti alla Comunità europea, aventi un sistema tributario privilegiato (d.m. 23/01/2002, 22/03/2002, 27/12/2002 e 27/07/2010).

Il regime, infatti, può essere derogato qualora ricorrano le condizioni indicate al comma 11, dell'art. 110, dpr n. 917/1986 ovvero “… quando le imprese residenti in Italia forniscano la prova che le imprese estere svolgono prevalentemente un'attività commerciale effettiva, ovvero che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione…”.

Di conseguenza, non potranno essere disconosciuti i costi sostenuti con controparte collocata in territorio a fiscalità privilegiata, quando i costi sono esposti, nella dichiarazione dei redditi (rigo RF52 - UNICO SC 2011) separatamente, purché il contribuente fornisca la prova che il soggetto estero svolge un'attività commerciale effettiva, sulla base di un'adeguata documentazione, e che le operazioni effettuate sono supportate da un effettivo interesse economico e hanno avuto concreta esecuzione.

La citata prova può essere fornita dal contribuente nazionale in sede di contraddittorio con l'Amministrazione finanziaria, dimostrando la presenza delle condizioni richieste o, in via preventiva, presentando all'Agenzia delle entrate una specifica istanza d'interpello, di cui all'art. 21, della legge n. 413/1991 (cosiddetto “interpello antielusivo”).

E' opportuno ricordare, inoltre, che le disposizioni richiamate sono applicabili anche alle “prestazioni di servizi” fornite da professionisti localizzati in territori a fiscalità privilegiata, esercenti una “… professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo IV, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5…”, di cui al comma 1, dell'articolo 53, d.p.r. n. 917/1986.

Per effetto delle novità introdotte dalla legge finanziaria per il 2007, la deducibilità dei costi sostenuti con una controparte collocata in territorio a fiscalità privilegiata è subordinata esclusivamente alla presenza delle condizioni indicate al comma 11, dell'art. 110, dpr n. 917/1986 e non all'indicazione separata, pur sempre consigliabile, in sede di dichiarazione dei redditi.

Di conseguenza, in caso di omissione di detto adempimento, la deducibilità dei costi non resta preclusa, ma si rendono applicabili specifiche sanzioni, modulate in relazione al fatto che il contribuente fornisca la prova della presenza delle condizioni indicate dal comma 11, dell'art. 110 citato o non risulti in grado di fornire la prova di dette circostanze esimenti.

Nel primo caso, con riferimento a quello in cui il contribuente fornisce la prova della presenza delle condizioni richieste, si rende applicabile la sanzione, di natura “accessoria” (Cassazione, sentenza n. 26298/2010), pari al 10% dei costi non indicati, con un minimo di 500 euro e un massimo di 50 mila euro, ai sensi del comma 3-bis, dell'art. 8, d.lgs. n. 471/1997 o la sanzione in misura fissa da 258 euro a 2065, ai sensi del comma 1, dell'art. 8, d.lgs. n. 471/1997, se il contribuente in maniera spontanea rimuove l'ostacolo indicando l'entità dei costi sostenuti con parte collocata in territorio a fiscalità privilegiata nella dichiarazione integrativa prima dell'avvio di accessi, ispezioni o verifiche dell'ufficio.

In tal caso è applicabile il ravvedimento operoso con versamento della sanzione ridotta pari a 25 euro (1/10 del minimo con aumento a 1/8 per le violazioni commesse a partire dal 1° febbraio scorso), qualora si proceda nella presentazione del modello integrativo, entro il termine di presentazione della dichiarazione riguardante l'anno in cui è stata commessa la violazione.

Nel caso in cui, invece, il contribuente non fornisca la relativa prova, l'Amministrazione finanziaria procederà al disconoscimento della deducibilità dei costi sostenuti con controparte estera collocata su territori a fiscalità privilegiata e applicherà le sanzioni per dichiarazione infedele dal 100% al 200% della maggiore imposta, ai sensi del comma 2, dell'art. 1, d.lgs. n. 471/1997 e per dichiarazione irregolare pari al 10% dei costi non indicati, con un minimo di 500 euro e un massimo di 50 mila euro, ai sensi del comma 3-bis, dell'art. 8, d.lgs. n. 471 del 1997.

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