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Bonus per rottamare gli impianti

del 24/06/2011
di: La Redazione
Bonus per rottamare gli impianti
Per tagliare la dipendenza dalla importazioni di energia dall'estero ridurre il fabbisogno è il modo più economico ed immediato per farlo. Secondo uno studio degli Stati Uniti si è verificato storicamente un aumento medio di efficienza di circa l'1% all'anno. Una tendenza naturale del mercato insufficiente a garantire la riduzione del fabbisogno energetico ma significativa. In questo scenario assume grande rilevanza il comparto residenziale, terziario e degli edifici pubblici responsabile di oltre un terzo dei consumi energetici totali. E si sa che questo settore potrebbe perfino auto sostenersi dal punto di vista energetico se fossero messi in moto i giusti meccanismi. Ma quali possono essere? La Fondazione Opificium, braccio operativo del Consiglio nazionale dei periti industriali, insieme alla Federazione nazionale grossisti distributori di materiale elettrico, la Fiera e il Politecnico di Milano ha lanciato al sua idea: rottamare gli impianti elettrici non a norma che non solo consumano più di quello che dovrebbero ma rappresentano un pericolo per la sicurezza dei cittadini. Come attuarlo? Attraverso un possibile meccanismo di incentivazione da proporre al governo. Sono almeno 10 milioni gli edifici in Italia con un impianto elettrico vecchio di oltre 25 anni, quindi largamente inadempienti rispetto alla normativa attuale. Ragioni di sicurezza fisica suggeriscono che sia corretto intervenire per porre rimedio a questa situazione. Ma ragioni di opportunità suggeriscono di andare oltre una mera messa a norma di questi impianti. Nella concezione moderna, infatti, e sempre più in futuro col progressivo diffondersi delle tecnologie per l'efficienza energetica, l'impianto elettrico dovrà assumere il ruolo di sistema nervoso dell'edificio. Una quota rilevante del risparmio energetico, infatti, è e sarà legata all'intelligenza che si saprà mettere nel controllo dei dispositivi presenti nelle case o negli uffici. Si parla di elettrodomestici che si attivano e disattivano in base alla disponibilità di energia autoprodotta e in base alle tariffe elettriche vigenti, che sempre più potranno essere variabili ora per ora. Ma si parla anche di sistemi di riscaldamento e climatizzazione estiva che modulano la temperatura nei vari locali di uno stabile a seconda dell'orario e dell'uso che se ne fa. E si parla poi del controllo delle luci artificiali e delle protezioni solari, che regolano gli apporti di luce e calore naturale. E così via. A parità di hardware utilizzato, l'aggiunta di intelligenza agli impianti può mettere in campo fino a qualche decina di punti percentuali di efficienza a seconda dei casi. L'adozione di questi sistemi dovrebbe essere incoraggiata, a maggior ragione quando vanno a sostituire impianti obsoleti che costituiscono di per sé elementi di inefficienza e minacce per la sicurezza degli abitanti. Naturalmente il modello di incentivazione (l'ipotesi più probabile è la detrazione fiscale) dovrà ricercare con grande attenzione l'equilibrio tra l'entità degli incentivi e i benefici che ne potranno discendere per la comunità. Una conditio sine qua non, in tempi di grande ristrettezza delle finanze pubbliche, è quella che una buona idea rischia di cadere nel vuoto, o peggio, di trasformarsi nell'ennesima politica assistenzialista. Di cui non c'è alcun bisogno.
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