Consulenza o Preventivo Gratuito

Il consulente al centro della riforma

del 24/06/2011
di: La Redazione
Il consulente al centro della riforma
La nostra previdenza sta per compiere 40 anni. Dal 1971, anno della legge istitutiva, l'Enpacl ha triplicato i propri iscritti, ha accumulato un patrimonio di 600 milioni ed eroga quasi 8 mila prestazioni. Numeri importanti, a significare l'importanza di una attività le cui finalità sono pubbliche, in attuazione dell'articolo 38 della Costituzione. Numeri da monitorare e tenere in costante equilibrio affinché sia rispettato quel patto di solidarietà tra generazioni che è a fondamento di ogni sistema a ripartizione. Sappiamo bene come i fattori demografici (maggiore longevità, bassa natalità, femminilizzazione) e quelli economici (occupazione, crescita) condizionano i meccanismi di funzionamento della previdenza, le cui regole (requisiti di accesso e metodo di calcolo delle prestazioni) devono necessariamente essere coerenti con il cambiamento. Le modifiche apportate negli ultimi anni hanno inciso solo in parte sul miglioramento della sostenibilità dei conti della nostra previdenza. Si è spesso preferito agire sul versante delle entrate, attraverso l'aumento della contribuzione soggettiva. Questo non ha impedito, e non impedisce, il formarsi di rilevanti passività, in termini di promesse pensionistiche, a causa della insufficiente correlazione tra montante contributivo e misura della prestazione. Il futuro della previdenza di categoria passa perciò necessariamente attraverso il graduale riequilibrio del sistema, nel rispetto dei principi di solidarietà e di equità tra le generazioni, senza trascurare forme flessibili di pensionamento. Ma oltre alla sostenibilità dei conti, condizione imprescindibile, particolare attenzione deve essere riposta alla adeguatezza della prestazione erogata dall'Enpacl, oggi insufficiente a garantire quei mezzi necessari al sostentamento in vecchiaia, previsti dalla Carta Costituzionale. Il recente strumento della «modularità contributiva» sarà senz'altro utile per coloro che, volontariamente, vorranno integrare i propri versamenti obbligatori al fine di migliorare la propria futura pensione. Non andrà scartata a priori l'ipotesi di aumentare di uno o due punti percentuali il contributo integrativo, in quanto l'Ente è tuttora l'unico nel panorama nazionale a valorizzare tale finanziamento in termini pensionistici. Un attento e approfondito studio delle linee evolutive di iscritti e pensionati nonché dei volumi di affari e dei redditi, consentirà un approccio riformatore strutturale, che sappia tenere conto delle differenze esistenti tra giovani e anziani, tra maschi e femmine, nelle diverse condizioni economiche. Occorrerà cioè valutare in concreto l'ipotesi di transitare gradualmente ad un meccanismo di prelievo contributivo in misura percentuale (con una misura minima ed una massima), tale da rendere coerente la pressione contributiva con l'effettiva capacità reddituale di ciascun iscritto, a prescindere dall'anzianità di iscrizione all'Ente. Ciò deve avvenire in un clima di sereno confronto con tutta la Categoria, col coinvolgimento del Consiglio nazionale, dei Consigli provinciali e del sindacato. Un ruolo determinante è assegnato all'Assemblea dei delegati, chiamata a determinare le scelte più opportune. Per questo, i delegati saranno messi nelle condizioni di conoscere a fondo i meccanismi di funzionamento del nostro sistema previdenziale, con una vera e propria formazione professionale, on site e per via telematica. Lo studio attento, l'elaborazione rigorosa e, soprattutto, la collaborazione con tutti gli organismi di Categoria, assicurerà le migliori scelte per un sistema previdenziale capace di corrispondere adeguatamente agli impegni presi, riservando un sereno futuro alla previdenza dei consulenti del lavoro. Alessandro Visparelli, presidente Enpacl
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