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Perdite fiscali, aumento di capitale dello stesso ammontare

del 24/06/2011
di: La Redazione
Perdite fiscali, aumento di capitale dello stesso ammontare
Copertura delle perdite di natura fiscale mediante l'aumento di capitale al fine evitare i controlli dell'amministrazione finanziaria, ma solo se lo stesso avviene a pagamento e per un ammontare almeno pari alle perdite stesse. Con la circolare n. 28/E del 21/06/2011, l'Agenzia delle entrate ha formalizzato alcune delle risposte fornite durante gli incontri con la stampa specializzata di inizio anno.

Per quanto concerne la novità introdotta dall'art. 24, dl n. 78/2010 (ItaliaOggi Sette, 24/04/2011), preliminarmente, si evidenzia che non sono state formalizzate tutte le risposte fornite quantomeno in sede di Forum fiscale di ItaliaOggi dello scorso 14 gennaio, mentre sussiste la necessità di ottenere ulteriori chiarimenti per le problematiche rimaste ancora irrisolte.

La disposizione richiamata è piuttosto chiara: l'impresa, a prescindere dalla veste giuridica e dalla modalità di tenuta della contabilità, che rileva per almeno due esercizi consecutivi (c.m. 4/E/2011) perdite di natura tributaria è soggetta a monitoraggio da parte delle Entrate.

Per evitare l'inserimento nelle liste selettive, le imprese devono aver rilevato la perdita fiscale per effetto dell'erogazione di compensi ad amministratori e/o soci di qualsiasi natura, devono aver eseguito la copertura con un aumento di capitale a titolo oneroso o devono aver realizzato le dette perdite per meno di due esercizi o per più di due esercizi, ma non consecutivi.

Allo stato attuale, fatte salve alcune risposte fornite nel corso degli incontri con la stampa specializzata, non sono state fornite precisazioni specifiche sul tema, con la conseguenza che le perplessità, emerse dalla semplice lettura delle poche disposizioni attualmente presenti, non sono state ancora sedate.

Innanzitutto, è utile evidenziare che la disposizione è riferibile esclusivamente alle perdite di natura tributaria, realizzate in qualsiasi momento anche dalle nuove imprese (start up) senza che assuma alcuna rilevanza il risultato di bilancio di natura civilistica.

In secondo luogo, la disciplina si rende applicabile a qualsiasi tipologia d'impresa, sia essa individuale che collettiva, sia la stessa in contabilità semplificata o ordinaria, comprendendo anche soggetti che utilizzano regimi fiscali agevolati come quello dei contribuenti minimi e delle nuove iniziative produttive, restando esclusi solo gli esercenti arti e professioni e i produttori agricoli.

Ma la problematica più urgente da risolvere concerne una delle condizioni per la disapplicazione della disciplina ovvero quella dell'aumento di capitale a copertura totale delle perdite realizzate; le disposizioni, in effetti, dispongono la preclusione al monitoraggio quando, letteralmente, l'aumento risulta «… deliberato e interamente liberato nello stesso periodo…».

Se per tutti è chiaro che la perdita (fiscale) si manifesta al momento dell'elaborazione della dichiarazione dei redditi, da redigere nel periodo successivo a quello del periodo d'imposta in cui la stessa perdita si è concretizzata, altrettanto chiaro non si può definire quanto espresso nella disposizione quando si afferma che l'aumento deve essere eseguito nello stesso periodo; per esempio, se nell'esercizio 2010 la perdita civilistica fosse pari a 100 e quella fiscale, per effetto delle variazioni in aumento, fosse uguale a 50, si avrebbe la certezza di restare esclusi dalle liste selettive solo se l'aumento, pari a 50, fosse deliberato e liberato (di fatto, versato nelle casse sociali) entro il 31/12/2010, ancorché la perdita fiscale si manifesti in sede di redazione della dichiarazione nei primi mesi dell'anno successivo (2011).

Inoltre, ancorché si ritenga possibile, non è chiaro se l'aumento di capitale possa avvenire, certamente a copertura totale della perdita fiscale, ma con versamenti scaglionati e non in un'unica soluzione.

Infine, niente è stato disposto (e chiarito) in tema di applicazione di un'eventuale disciplina sanzionatoria, dovendo ritenere il controllo medesimo la vera e propria sanzione cui l'impresa potrà essere soggetta, ancorché in detta sede la stessa possa dimostrare legittimamente che la perdita è effettivamente realizzata e non emerge da attività di aggiotaggio dell'imprenditore e/o dell'organo amministrativo, in un particolare momento di congiuntura economica come quello attuale.

Sul punto, peraltro, si rendono necessari ulteriori chiarimenti per l'eventuale applicazione delle sanzioni in presenza di dichiarazione infedele, con riferimento all'anno in cui la sanzione potrebbe scattare che, si ritiene, debba coincidere con quello di «utilizzo» anche parziale della perdita fiscale, se la stessa risulta fittizia.

Fabrizio G. Poggiani

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