Consulenza o Preventivo Gratuito

Omissioni punite

del 24/06/2011
di: di Debora Alberici
Omissioni punite
Risponde del reato di omessa dichiarazione il contribuente che ha evaso le imposte per un ammontare superiore rispetto alle soglie di punibilità anche se non aveva contezza del debito con l'erario.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 25213 del 23 giugno 2011, ha confermato la responsabilità penale nei confronti di un imprenditore che non aveva presentato la dichiarazione ma che non era consapevole dell'ammontare dell'imposta evasa.

Un dato, questo, che era apparso irrilevante al Tribunale e alla Corte d'appello di Milano che avevano condannato il vertice aziendale a un anno di carcere. Contro la doppia condanna di merito il 93enne ha presentato ricorso alla Suprema corte. La difesa ha puntato sul fatto che l'anziano era inconsapevole dell'ammontare dell'imposta evasa (449 mila euro di Irpeg e 524 mila d'Iva). Nel ricorso depositato al Palazzaccio si legge che le soglie di punibilità «non hanno natura di condizione di punibilità» ma sono solo «un elemento costitutivo del reato». In sostanza secondo il legale andava esclusa «la rilevanza di tali soglie al fine del vaglio dell'offensività e della sussistenza dell'elemento soggettivo del reato, dovendo essere accertato se l'imputato avesse avuto non solo l'intenzione di evadere ma di evadere oltre una certa quantità».

Il motivo non ha convinto la Cassazione. Infatti la terza sezione penale lo ha respinto. «Quando la punibilità del fatto è subordinata alla condizione che da esso sia derivata un'evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto», motiva il Collegio, «tale accadimento costituisce una vera e propria condizione oggettiva di punibilità, perchè non fa parte del contenuto offensivo della fattispecie e non integra elemento costitutivo dell'offesa, bensì attiene a un limite quantitativo dell'evento e non all'evento dell'omesso versamento, che è necessariamente riconducibile al dolo specifico».

Non solo. Si tratta infatti, «di uno di quegli accadimenti che, secondo la dottrina, arricchiscono la sfera dell'offesa del reato, perchè, pur attenendo alla sfera dell'offesa del bene protetto, tuttavia non accentrano in sé tutta l'offensività del fatto, in quanto comportano solo un ulteriore aggravamento, una progressione dell'offesa tipica non si richiede, pertanto, nel soggetto agente la rappresentazione dell'ammontare del contributo evaso, ma la sola finalizzazione della condotta all'evasione ed il reato si perfeziona nel momento in cui la condizione si verifica, pure se essa non è voluta dall'agente medesimo».

Analoga la posizione della Procura della Suprema corte. Infatti, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 26 maggio, l'accusa aveva sollecitato che il ricorso dell'anziano imprenditore fosse dichiarato inammissibile.

Ora dovrà scontare la pena, probabilmente mitigata dall'età inoltrata.

vota