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Credito agevolato alle professioni

del 23/06/2011
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
Credito agevolato alle professioni
Ricordate i mutui sub-prime e il credit crunch, la stretta creditizia che mise in ginocchio l'economia globale? Dobbiamo tornare indietro di tre anni, esattamente al 2008, per comprendere fino in fondo gli sforzi compiuti da Confprofessioni davanti alla crisi, che ora si materializzano con la possibilità di costituire un consorzio di garanzia fidi anche per i liberi professionisti. Nell'attuale panorama del credito con il contagocce, tutte le associazioni di categorie (dall'artigianato al commercio, dal turismo all'industria) hanno il loro confidi, che consente di allentare la morsa delle banche che, dopo il tracollo di Lehman Brothers, devono ora fare i conti con i criteri sempre più stringenti di Basilea. Dal 1956, quando vennero costituite le prime cooperative di garanzia, si contano oggi circa 400 organismi attivi, anche se quelli iscritti nell'apposito elenco della Banca d'Italia sono 620 espressione di oltre 1,2 milioni di imprese, con un volume di finanziamenti garantiti per quasi 50 miliardi di euro. Solo il settore dei professionisti non poteva, fino a ora, costituire consorzi per svolgere un'attività di garanzia collettiva dei fidi, e quindi utilizzare le risorse dei consorziati a garanzia dei finanziamenti concessi dalle banche. L'ultimo blocco risale al 2003, quando venne varato prima il decreto legislativo 385 che istituiva l'elenco generale previsto dal Testo unico bancario, tenuto dalla Banca d'Italia. Poi venne approvata la legge 326, il provvedimento monstre per correggere l'andamento dei conti pubblici, che prevede espressamente la possibilità di costituire confidi solo per le piccole e medie imprese industriali, commerciali, turistiche e di servizi, da imprese artigiane e agricole. Insomma, tutto il sistema produttivo, tranne i liberi professionisti.

Nel 2009 gli effetti della crisi finanziaria mondiale cominciavano a mostrare i primi effetti sul mercato italiano e la stretta creditizia del nostro sistema bancario ha messo a dura prova la tenuta delle piccole e medie imprese, con sempre più evidenti contraccolpi anche sul settore degli studi professionali, che non avevano alcun paracadute contro la crisi. Agli inizi del 2009 Confprofessioni ha messo in atto un articolato piano «anti-crisi», che coinvolgesse le istituzioni politiche a sostegno delle attività intellettuali e sensibilizzasse il sistema bancario sulle difficoltà finanziarie dei liberi professionisti. Nell'estate del 2009, il primo tentativo è andato a sbattere contro il muro di gomma della moratoria bancaria, che prevedeva la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio. In quell'occasione emerse con chiarezza la fragilità politica del sistema delle professioni: potentissime nel difendere a denti stretti singoli interessi di categoria, ma incapaci di sviluppare un'azione corale che abbracciasse l'intero arco delle attività intellettuali.

La seconda carta erano gli accordi con le banche. Rappresentare al sistema creditizio il mondo delle professioni è stata un'impresa ardua. La parcellizzazione dell'intero settore e le difficoltà tecniche per elaborare forme di finanziamento ad hoc per tutti i liberi professionisti richiedeva una buona dose di coraggio e di fiducia da parte delle banche, più propense a formulare proposte standard valide un po' per tutte le stagioni. Nel panorama del bancario nazionale, Gabriele Piccini, country chairman di UniCredit, ha raccolto la sfida lanciata da Confprofessioni e a fine ottobre 2010 è stata lanciata l'alleanza tra Confprofessioni e UniCredit per sostenere e promuovere il mondo delle libere professioni. Il progetto Valore Professioni ha messo a disposizione un plafond di 500 milioni di euro per supportare le attività correnti di investimento, attraverso innovative e vantaggiose soluzioni ad hoc per tutti i professionisti e gli studi aderenti al sistema Confprofessioni. Valore Professioni è un successo che cresce giorno dopo giorno. Parallelamente, un pool di esperti in materia bancaria, nominati da Confprofessioni, studiava la costituzione di un confidi per i liberi professionisti, ma i vincoli normativi non lo consentivano. Una palese ingiustizia che discriminava, ancora una volta i professionisti. Attraverso un'azione di lobbing chiara e trasparente, Confprofessioni ha rappresentato alla classe politica la necessità di rimuovere un ostacolo anacronistico che creava un grave pregiudizio verso i liberi professionisti, colpiti, al pari degli altri settori economici, dalla crisi. Abbiamo esposte le nostre tesi a politici di centro destra e di centrosinistra; abbiamo informato il ministero dell'economia e delle finanze e abbiamo posto la questione anche sul tavolo della commissione attività produttive alla Camera. Un tour de force che ci permette ora di salutare con vivo apprezzamento il sì della Camera al decreto sviluppo che contiene l'estensione dei confidi ai professionisti. In un momento di grande affanno politico, il governo ha saputo cogliere le istanze dei professionisti e la nostra richiesta di eliminare un'ingiustizia che discrimina i professionisti da quasi 50 anni. Attendiamo ora con fiducia il passaggio del provvedimento al Senato.

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