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L'agromafia fattura 12,5 miliardi

del 22/06/2011
di: di Luigi Chiarello
L'agromafia fattura 12,5 miliardi
Il volume d'affari complessivo dell'agromafia è quantificabile in 12,5 miliardi di euro (5,6% del totale). Di essi, 3,7 miliardi di euro provengono da reinvestimenti in attività lecite (30% del totale), mentre 8,8 miliardi di euro sono ricavati da attività illecite (70% del totale). A fare i conti in tasca ai tentacoli della criminalità organizzata nell'agroalimentare è il rapporto Eurispes-Coldiretti, presentato ieri. Il business illegale è così elevato, da spingere i magistrati a prendere posizione. Secondo il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, la sofisticazione alimentare va inserita «tra i reati riconducibili alla mafia», perché «hanno tempi di prescrizione brevissimi» in quanto «non collegati alla mafia dal codice penale». Per Grasso, una diminuizione delle intermediazioni lungo la filiera aiuterebbe a eliminare i monopoli, contrastando le infiltrazioni mafiose. Ma, in primis, ciò che serve è «un maggiore coordinamento di magistrature e forze di polizia». Al procuratore nazionale antimafia ha fatto eco Raffaele Guariniello, magistrato della procura della repubblica di Torino, in prima linea nel contrasto alle frodi agroalimentari. Secondo il pm torinese bisogna «costruire una nuova organizzazione giudiziaria, una procura nazionale specializzata nel campo della frode e della sicurezza alimentare». Il magistrato ci va giù duro. E chiede: «Come mai le perquisizioni si fanno solo per i reati di criminalità organizzata? Bisogna», dice, «entrare nelle stanze dei cda. Certi problemi non nascono per un singolo dirigente, ma sono il frutto di scelte aziendali», spiega. Guariniello aveva seguito da vicino il caso mozzarelle blu, giunte in ipermercati italiani da un'azienda tedesca. E, infatti, in tema di sicurezza alimentare chiosa: «Certi prodotti non arrivano mai dall'Italia, ma da altri paesi europei ed extraeuropei. Basti pensare a quanti problemi ci ha creato ultimamente la Germania. Noi dovremmo vedere come si fanno certi prodotti, effettuare controlli all'origine». Quindi avverte: «Siamo costretti a chiedere le rogatorie, che però richiedono tempi lunghissimi e quasi mai vengono concesse. Se poi c'è di mezzo la Cina è tutto più complicato, poiché è impossibile interrogare o semplicemente incontrare i responsabili». Secondo il report Eurispes, il valore aggiunto complessivo dell'agroalimentare made in Italy (52,2 mld di euro l'anno tra il 2005 e il 2009) rappresenta per la criminalità un forte incentivo. I principali reati attribuiti alle associazioni mafiose vanno dai comuni furti di attrezzature e mezzi agricoli all'abigeato, dalle macellazioni clandestine al danneggiamento delle colture, dall'usura al racket estorsivo, dall'abusivismo edilizio al saccheggio del patrimonio boschivo, per finire al caporalato e alle truffe, consumate a danno dell'Ue. E se nel territorio campano, i clan camorristici investono i capitali illeciti acquistando aziende agrarie, appezzamenti di terreno e caseifici, in Sicilia una importante e delicata inchiesta è stata avviata per analizzare le infiltrazioni di Cosa Nostra nel grande mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa. Per non parlare della 'ndrangheta. Sebbene in espansione sull'intero territorio nazionale (e non solo), dice il report, l'organizzazione «rivendica il proprio dominio sulle attività agricole e sulla pastorizia, e allo stesso tempo, si ingegna per realizzare frodi ai danni della Comunità europea, come le cosiddette arance di carta».
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