Da anni ormai il sistema va avanti con manovre Finanziarie che dovrebbero segnare la svolta, addirittura si parla di manovre d'estate, manovrine di stagione e via dicendo. Si sta insomma andando, o forse si è già arrivati, a una banalizzazione di uno strumento economico serissimo. Si tratta di un mezzo per regolare la vita economica del paese, migliorarla o, in anni come questi ultimi, limitare i danni di una crisi che sta colpendo duramente diversi paesi.
Quello che ci preme sottolineare è un difetto di comunicazione tra i protagonisti dell'economia e della politica italiana. Sembra mancare dialogo tra i due ministeri del Lavoro e delle politiche sociali e quello delle Finanze. Ad aggravare la problematica è poi la documentazione prodotta dall'Agenzia delle entrate, che pur non essendo legge, in fase di applicazione pratica ha molto valore, rischiando di essere rispettata più della norma stessa. Un paradosso che nella pratica fa funzionare tutto più lentamente e aumenta la confusione. Un caso, trattato in collaborazione con il Caf Cnai riguarda la detassazione dei premi, manovra che con le diverse proroghe e rivisitazioni fiscali, ha portato alla compilazione errata delle dichiarazioni Isee–Iseu–Anf e altre, presentate alle diverse Amministrazioni pubbliche. Ecco che quindi ci si trova davanti a un sistema in crisi, dove le persistenti difficoltà economiche, la carenza di posti di lavoro e la mancanza di politiche di sostengo sono affiancate dalla crisi peggiore e dal caos normativo. Serve chiarezza.
Allora è lecito chiedersi se ci sia bisogno di consensi, di accontentare qualche gruppo industriale oppure qualche parte sindacale. Ma se vogliamo lasciare una vera impronta innovativa dobbiamo pensare a una manovra con una visione di insieme, capace di considerare un paese nella sua completezza. I recenti interventi del ministro Tremonti hanno colto particolarmente l'attenzione del Cnai. Giustamente il ministro ha parlato sì di una prossima riforma fiscale, ma ha anche dato spazio ai contratti aziendali, all'abuso dei contratti a termine e a progetto. Ha poi lasciato intendere che questa volta la misura da attuare dovrà ridisegnare una società nuova, attenta al lavoro, all'economia, alle famiglie, alla casa. Speriamo che il ministro si prenda tutto il tempo necessario per elaborare una vera riforma duratura. La speranza è forte perché ascoltando le interviste rilasciate in questi giorni supponiamo sia nelle sue intenzioni. Ma alle direttive del ministero, alle leggi e alle normative dovrà seguire una logica di apertura e di abbandono dei soliti interessi di parte e della critica a priori di chi fa dell'erigere muri il proprio comportamento standard.
