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Svizzera con meno segreti

del 18/06/2011
di: di Gabriele Frontoni
Svizzera con meno segreti
Segreto bancario sempre meno segreto in Svizzera. La decisione della Camera bassa di allentare i cordoni della riservatezza per i clienti delle banche elvetiche ha ottenuto pieno consenso anche da parte dei senatori svizzeri che ieri hanno dato il via libera alla definizione di nuovi criteri per concedere assistenza amministrativa in ambito fiscale. E così, in futuro, non sarà più necessario che le autorità estere indichino nome e indirizzo della persona al momento dell'invio di una richiesta motivata di dati su possibili evasori del fisco. Sarà sufficiente l'invio del numero di conto corrente, del codice fiscale o addirittura del numero della sicurezza sociale. Un bel passo in avanti verso quegli obiettivi di trasparenza indicati dall'Ocse all'indomani del G20 di Londra dell'aprile 2009 che ha innescato la caccia alle streghe dei paradisi fiscali. La decisione della Svizzera di scardinare l'architrave della propria architettura finanziaria basata appunto sulla riservatezza dei dati dei clienti delle banche si inserisce, infatti, nella volontà di rispondere al volere dell'Ocse, mettendosi al riparo da nuove bacchettate che in passato hanno avuto come conseguenza l'inserimento del Paese nella lista grigia delle giurisdizioni scarsamente collaborative a livello tributario. «Questo adeguamento non cambia in nessun modo il rifiuto alla concessione di dati sulla base delle fishing expedition», hanno tenuto a sottolineare i senatori svizzeri a margine del voto del Consiglio degli Stati. «Né tantomeno allo scambio automatico di informazioni». Ma cosa cambia, nella pratica, d'ora in avanti rispetto a quanto avviene oggi? Poco o nulla, almeno nell'immediato. Prima di dare seguito alle indicazioni condivise dai due rami del Parlamento, infatti, l'Assemblea Federale dovrà tornare diverse volte sul tema integrando la nuova normativa all'interno di tutte le convenzioni di doppia imposizione che la Svizzera ha già concluso e che concluderà in futuro. Al di là di questo, la seduta di ieri del Consiglio degli Stati ha prodotto altri due risultati piuttosto importanti sotto il profilo della fiscalità internazionale. I senatori hanno approvato infatti tutta una serie di convenzioni di doppia imposizione con Olanda, Turchia, Giappone, Polonia, India, Germania, Kazakistan, Canada, Uruguay e Grecia che contengono già la nuova clausola interpretativa. Oltre a due convenzioni, quelle con Georgia e Tagikistan, che non contemplano invece alcuna forma di assistenza amministrativa in materia fiscale. Non solo. La Camera ha anche dato il disco verde a una proposta che permetterà alla Svizzera di siglare convenzioni di doppia imposizione con entità non riconosciute come Stati. È il caso, per esempio, di Taiwan, non riconosciuto da Berna come entità statale autonoma, ma con cui il Paese intrattiene intense relazioni economiche. In questo caso, un'intesa fiscale potrà essere conclusa per il tramite di privati, come sono le Camere di commercio.

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