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Avvocati d'ufficio in rosso

del 16/06/2011
di: La Redazione
Avvocati d'ufficio in rosso
È allarme rosso per gli avvocati che difendono i meno abbienti. Le liquidazioni in stand by per la difesa d'ufficio e per il patrocinio a spese dello stato, secondo una stima dell'Organismo unitario dell'avvocatura, hanno infatti superato quota 20 milioni di euro in tutta Italia. Non solo. Oltre alla tempistica dell'effettivo saldo, che va dai quattro-cinque mesi ad alcuni anni, la problematica si allarga alle somme liquidate dai magistrati che scendono fino alla metà dei minimi tariffari previsti dall'avvocatura e all'eccesso di complicazioni per i difensori d'ufficio, che prima di poter chiedere il pagamento allo stato devono dimostrare di non essere riusciti a recuperare il credito dai proprio clienti. L'ultima denuncia di una situazione di disagio che colpisce soprattutto i giovani avvocati e che va avanti da anni, arriva dall'Oua, che propone di adottare un'iniziativa giudiziaria collettiva. E in particolare dal Consiglio dell'ordine di Bologna, dove a oggi il credito non saldato ammonta a 1,4 milioni di euro. Mentre il Consiglio nazionale forense sta predisponendo dei criteri guida per rendere più oggettiva la liquidazione. «È semplicemente scandaloso», afferma il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, «che giovani avvocati che prestano la propria attività a difesa dei meno abbienti o come difensori di ufficio siano remunerati dallo stato con ritardi anche di anni, costringendoli a contrarre mutui onerosi o a cedere i loro crediti che vengono così sensibilmente decurtati». Dal Cnf ricordano invece che secondo quanto riportato dall'ultima relazione al Parlamento sulla materia, i Consigli dell'ordine, nel 2008, sono stati impegnati nel decidere su circa 41 mila istanze di ammissione al patrocinio a spese dello stato nella sola materia civile. Gli importi liquidati per onorari sono stati circa 17,3 milioni di euro. «La situazione è allarmante da parecchio tempo», afferma Andrea Mascherin, segretario del Cnf, «perché la normativa non individua dei criteri specifici per la liquidazione dei compensi. Per di più, nel capitolo spesa del ministero della giustizia, la liquidazione dei patrocini è all'ultimo posto della graduatoria». Per l'Oua, invece, il comportamento dello stato è in contrasto con la Costituzione. Per questo l'Organismo ha scritto al ministro della giustizia e a quello dell'economia. Come detto, però, la problematica tocca soprattutto i giovani avvocati. Per questo, l'Aiga, associazione di riferimento, ha predisposto un disegno di legge di modifica al Testo Unico in materia di spese di giustizia, in buona parte recepito da una proposta di legge depositata alla Camera da Antonino Lo Presti (Fli). «La situazione è disperata», afferma il presidente dell'Aiga, Giuseppe Sileci, «le liquidazioni sono bassissime e i tempi di pagamento impressionanti. Le due cose costituiscono una miscela esplosiva. Lo stato ha il dovere di garantire ai non abbienti la difesa tecnica, però pretende di garantirlo riconoscendo ai professionisti compensi spesso offensivi».

Gabriele Ventura

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