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Liquidatori anche senza notaio

del 15/06/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Liquidatori anche senza notaio
Deve ritenersi assolutamente legittima la delibera dell'assemblea con la quale siano nominati i liquidatori di una società a responsabilità limitata, senza la partecipazione del notaio, in tutti i casi di scioglimento in cui non si proceda alla modifica dell'atto costitutivo societario.

Questo l'indirizzo dell'Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Irdcec) rilevabile dall'interessante e copioso documento n. 11-giugno 2011, avente ad oggetto «La procedura della liquidazione: aspetti controversi e spunti per la semplificazione», scaricabile sul proprio sito all'indirizzo www.irdcec.it.

Come detto, il documento analizza gli aspetti più controversi e complessi della fase di liquidazione dei soggetti giuridici collettivi, riguardo ai numerosi adempimenti posti a carico dei liquidatori e ai rapporti giuridici che detta fase comporta tra gli stessi liquidatori, gli amministratori, i soci e i creditori.

Il documento in commento, al paragrafo 2), compie una ricognizione della normativa civilistica vigente in tema di nomina e revoca dei liquidatori, richiamando l'articolo 2487 c.c. che dispone sulla possibilità di nomina e revoca dei liquidatori a cura dell'assemblea dei soci con le maggioranze fissate per la modificazione dell'atto costitutivo e/o dello statuto; detta disposizione, a parere degli autori, conserva il carattere «suppletivo» del previgente art. 2450 c.c., facendo salve le disposizioni di diverso tenore contenute nell'atto costitutivo o nello statuto della società.

Inoltre, stante il fatto che il legislatore riformatore ha concesso un'ampia autonomia alle società a responsabilità limitata, sganciate dalla riforma del 2003 dalla disciplina delle società per azioni, non è possibile fornire interpretazioni analogiche, in assenza di uno specifico rinvio.

Pertanto, stante il tenore letterale delle disposizioni inserite nel citato art. 2487 c.c., nell'ambito delle società a responsabilità limitata l'assemblea deve solo adottare una delibera con le maggioranze previste per le modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto, senza far alcun riferimento all'articolo 2480 c.c.; di conseguenza, la delibera assembleare non deve rispettare nessuna particolare forma e la stessa non deve essere redatta da parte di un notaio, fatti salvi i casi in cui con la stessa si proceda anche alla modifica dell'atto costitutivo o dello statuto o quando non operano cause di scioglimento legali o automatiche.

Per quanto concerne l'avverarsi delle cause di scioglimento, come indicate dai punti da 1 a 5, del comma 1, dell'art. 2484 c.c., gli amministratori devono procedere nella redazione di un verbale ad hoc che deve essere trasmesso al registro delle imprese (con modello «S3») per la relativa pubblicità e, da tale iscrizione, scatta l'obbligo, in capo allo stesso organo sociale, di convocare l'assemblea al fine di definire gli atti conseguenti, evitando possibili azioni di responsabilità.

Sul punto, il documento si sofferma sulla novità introdotta dall'art. 2486 c.c., concernente il mantenimento del potere gestionale della società in capo agli amministratori, finalizzata alla mera conservazione dell'integrità del patrimonio sociale, rispetto alla precedente previsione che vietava, a cura di questo organo, l'effettuazione di nuove operazioni.

Con riferimento all'emersione di perdite che erodono il capitale sociale, oltre il terzo e al di sotto del minimo legale, il documento individua due soluzioni, come suggerite dai notai del Triveneto, ricordando che il mancato ripristino del capitale sociale comporta una causa «legale» di scioglimento, caratterizzata da una più complessa procedura che richiede una prima deliberazione di riduzione e ricostituzione del capitale e una seconda, eventuale, inerente alla fase di liquidazione.

Per quanto concerne la redazione della situazione patrimoniale infra-annuale, per riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, da sottoporre al vaglio dei soci, gli autori propendono per una completezza documentale, con la necessaria redazione di un bilancio ordinario (stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa), utilizzando i criteri redazionali disposti per l'impresa in funzionamento (continuazione dell'attività), mentre per quello finale di liquidazione il documento si dovrebbe comporre di due parti, una destinata al bilancio finale in senso stretto e una destinata al piano o prospetto di riparto.

Dopo una precisa analisi degli effetti derivanti dalla cancellazione della società e sui creditori, il documento analizza il regime delle responsabilità collegate ai debiti fiscali, di cui all'art. 36, dpr n. 602/1973, ritenendo che le stesse emergono solo in presenza di un comportamento illecito «proprio» di detti organi.

Infine, il documento effettua una completa ricognizione della fase liquidativa ai fini dell'imposizione diretta, soffermandosi sulle problematiche connesse all'obbligo (Oic 5) di procedere alla stima degli oneri da sostenere nel corso della liquidazione, con accantonamento al «Fondo per costi e oneri di liquidazione».

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