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Mutui, la rinegoziazione ampia

del 14/06/2011
di: di Cristina Bartelli e Simona D'Alessio
Mutui, la rinegoziazione ampia
Per la rinegoziazione dei mutui la platea si allarga. Con un emendamento dei due relatori, Giuseppe Marinello e Maurizio Fugatti il tetto per la richiesta della rinegoziazione è innalzato dagli originari 150 mila euro dell'articolo 8 del dl 70/2011 ai 200 mila euro mentre il reddito di chi può chiedere la rinegoziazione è ampliato dai 30 mila ai 35 mila euro. Un altro emendamento modifica la Dizione dei Distretti che il decreto sviluppo si prefigge di promuovere. Mentre il testo originale del provvedimento del governo parlava di Distretti turistico-alberghieri, la proposta di modifica dei due relatori parla più ampiamente di «Distretti turistici», allargando così la platea degli operatori che possono promuoverli. Il terzo degli emendamenti dei relatori riguarda i consorzi agrari. Intanto il voto in commissione sugli emendamenti, dopo che ieri il risultato è stato un pari, riprende oggi e il provvedimento sarà da mercoledì all'esame dell'Aula. E ieri proprio dopo la sospensione dei lavori Luigi Casero, sottosegretario all'economia ha annunciato che il governo potrebbe ricorrere a un maxi-emendamento al decreto sviluppo, sul quale poi mettere la questione di fiducia in Aula: «D'altra parte la fiducia è stata già autorizzata» ha spiegato Casero, «come è stato anche preannunciato alla Conferenza dei capigruppo. Comunque», ha concluso, «aspettiamo domani (oggi ndr) per capire».Inoltre è stata annunciata una norma sul termine dei pagamenti tra i privati. Tutti i pagamenti dovranno essere perfezionati entro 60 giorni, il limite vale per tutti i beni e se viene superato scattano gli interessi. Il termine, spiega Fugatti, può essere derogato con accordo fra le parti, salvo il caso di pagamenti che riguardino micro-imprese. Congelati invece gli emendamenti sul pacchetto fiscale. Nella stesura di Fugatti e Marinello è previsto l'innalzamento della soglia al di sotto della quale non si potrà procedere ad espropriazione immobiliare se l'importo è fino a 20 mila euro, qualora la pretesa iscritta a ruolo è contestata in giudizio o è contestabile in un'altra sede e agli 8 mila euro in tutti gli altri casi.

Altra correzione dei due relatori congelata dall'esame della commissione è quella che riguarda la staffetta della riscossione con il passaggio ai comuni da parte di Equitalia della gestione del recupero delle entrate degli enti locali. Secondo le correzioni che dovrebbero essere apportate all'articolo 7 del decreto, dal primo gennaio 2012 Equitalia cessa di effettuare attività di accertamento, liquidazione, riscossione spontanea e coattiva delle entrate, tributarie o patrimoniali dei comuni e delle società partecipate. La riscossione spontanea dunque passerebbe ai comuni che a loro disposizione potranno contare sullo strumento dell'ingiunzione fiscale previsto e introdotto da un regio decreto del 1910. Anche se, alle disposizioni dell'ingiunzione, e quindi all'attività del comune riscossore, si applicheranno, per limiti di importo e condizioni stabilite, gli stessi paletti che saranno introdotti per gli agenti della riscossione. Inoltre è espressamente previsto che in tutti i casi di riscossione coattiva fino a 2 mila euro le azioni cautelari ed esecutive sono precedute dall'invio, mediante posta ordinaria, di due solleciti di pagamento che saranno spediti a sei mesi di distanza l'uno dall'altro. Ma per accelerare le procedure di riscossione l'emendamento riconosce anche ai comuni la possibilità di nominare direttamente uno o più funzionari responsabili della riscossione che esercitano le funzioni degli agenti della riscossione. Con un'altra previsione dei due relatori è stabilito che in caso di cancellazione di fermo amministrativo iscritto sui beni mobili registrati il debitore non è tenuto al pagamento di spese nè all'agente della riscossione, nè all'Acvi o ai gestori dei pubblici registri. Infine l'emendamento che ha fatto andare su tutte le furie i magistrati tributari (si veda altro articolo in pagina) sull'accertamento esecutivo e sull'istanza di sospensione. I due relatori prevedono che l'istanza di sospensione è decisa nel termine di 180 giorni dalla data di presentazione della stessa. La mancata decisione entro il termine fa scattare illecito disciplinare ed è valutata ai fini del danno erariale. E dovrà essere il presidente della commissione tributaria a informare della mancata decisione nei termini gli uffici della Corte dei conti.

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