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L'atto unico un boomerang

del 11/06/2011
di: di Alessandro Felicioni
L'atto unico un boomerang
L'atto unico di accertamento ad effetto boomerang; il legame inscindibile tra controllata e controllante creato dalla nuova disciplina rischia infatti di raddoppiare le possibilità concesse all'amministrazione finanziaria, per accelerare la riscossione di quanto dovuto a seguito delle rettifiche operate; ciò perché, ad esempio, le misure cautelari previste dall'ordinamento (ipoteca, sequestro conservativo) possono essere applicate indistintamente su ognuno (o su entrambi) i debitori solidali. È questo un aspetto delicato della nuova modalità di accertamento dei soggetti che adottano il regime del consolidato fiscale nazionale su cui è bene riflettere.

La filosofia di fondo della nuova disciplina viene tracciata nelle prime pagine della circolare n. 27/E del 06 giugno scorso: il precedente sistema del doppio livello di accertamento (prima sulla consolidata e poi sulla consolidante per riscuotere quanto dovuto) era troppo macchinoso e lento, anche e soprattutto per la contemporanea presenza di diversi uffici sulla stessa posizione che avrebbero potuto anche avere opinioni diverse sulla stessa fattispecie.

Ecco dunque che la contestuale notificazione di un unico avviso di accertamento alla controllata e alla consolidante, spazza il campo da possibili contraddizioni e lentezze. Tale cambio di rotta è condivisibile specie laddove prevede come corollario la possibilità di agire disgiuntamente o congiuntamente da parte dei coobbligati in sede di procedimenti deflattivi (inviti a comparire, accertamenti con adesione, definizioni dei Pvc).

Il legame tra i soggetti coobbligati, di tutto vantaggio per gli stessi nella fase accertativa e definitoria, comincia però a farsi un po' troppo stringente nell'ipotesi in cui la definizione non abbia un buon esito.

Se infatti non si raggiunge un accordo con l'amministrazione ci si prepara ad intraprendere la strada delle Commissioni Tributarie; dal canto suo, però, l'amministrazione affila le armi e passa dalla fase accertativa a quella riscossiva. Ed è proprio tale situazione che presenta alcuni aspetti poco favorevoli ai contribuenti. La circolare precisa infatti che in caso di impugnazione dell'atto unico entrambi gli obbligati in solido sono soggetti all'iscrizione a ruolo frazionata, ai sensi dell'articolo 15 del dpr. 602 del 1973. Ciò porta con sé che «Laddove vi sia fondato pericolo per la riscossione, come previsto dall'articolo 11 del dpr. 29 settembre 1973, n. 602, l'iscrizione nei ruoli straordinari, ex articolo 15-bis del medesimo decreto, viene effettuata a carico sia della consolidata sia della consolidante».

Quindi le misure cautelari previste (iscrizione di ipoteca o sequestro) possono essere esperite nei confronti di entrambi i coobbligati, anche congiuntamente. L'equitalia, insomma può iscrivere ipoteca sui beni di entrambi i soggetti, stante appunto l'unicità dell'atto di accertamento.

Non solo, anche la riscossione frazionata in pendenza di giudizio soggiace alla stessa regola: questa può essere effettuata nei confronti di entrambi i soggetti, consolidata e consolidante, addirittura anche nel caso in cui una delle parti non abbia partecipato al processo. L'unicità dell'obbligazione tributaria porta con sé, quindi, una libertà di movimento ampia in termini di riscossione.

Così, se nella fase dell'accertamento la presenza di un unico atto può, in effetti, consentire ai contribuenti di definire più facilmente la posizione, è evidente che, nel momento in cui non si dovesse raggiungere alcun accordo, la posizione dei coobbligati nei confronti del fisco si indebolisce notevolmente. Il litisconsorzio necessario, ossia la necessità che il giudizio si formi nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nella controversia, passa quindi da elemento a tutela del contribuente a grimaldello per l'amministrazione finanziaria per intervenire liberamente nei confronti del soggetto, dei due, che mostri una maggiore capacità patrimoniale.

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