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Solo commercialisti veri

del 10/06/2011
di: di Benedetta Pacelli
Solo commercialisti veri
No al titolo di «dottore commercialista» al professionista che svolge temporaneamente la professione in Italia. Il soggetto omologo proveniente da un paese comunitario, infatti, dovrà utilizzare il titolo professionale dello stato membro nella lingua originale senza tradurlo. Potrà acquisire quello italiano solo al termine di una procedura di riconoscimento dimostrando di essere in possesso di una qualifica professionale e non una generica prestazione di attività. A mettere in chiaro come disciplinare il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite all'estero e soprattutto il corretto uso del titolo ci pensa una nota (47/11) del Consiglio nazionale di categoria che chiarisce i quesiti sollevati da alcuni ordini territoriali in relazione ai professionisti che provengono dai paesi membri e chiedono di essere iscritti all'albo italiano.

Lo scenario

La nota prende lo spunto da una prassi diffusa e «scorretta di indicare nei documenti il titolo professionale di commercialista quale diretta traduzione del titolo estero», da parte di quei soggetti che hanno presentato richiesta di riconoscimento della qualifica conseguita all'estero o che intendono esercitare temporaneamente la professione in Italia. In questo senso il Cndcec ricorda innanzitutto che il Consiglio dell'ordine non può procedere all'iscrizione nell'albo senza l'apposito decreto ministeriale di riconoscimento e il certificato che testimonia il superamento della prova attitudinale rilasciato dallo stesso Consiglio nazionale presso il quale si tengono le misure compensative. L'ordine competente, a quel punto, dopo aver ricevuta copia della dichiarazione dal ministero deve disporre automaticamente l'iscrizione in un'apposita sezione dell'albo.

Il titolo

Una volta iscritto il professionista che svolge «l'attività occasionale e temporanea non può comunque utilizzare il titolo di dottore commercialista ma dovrà utilizzare il titolo professionale dello stato membro di stabilimento, nella lingua originale». Il titolo «commercialista» o «dottore commercialista», spiega ancora l'ordine guidato da Claudio Siciliotti, è possibile solo al termine della procedura di riconoscimento che presuppone la corrispondenza tra professione estera e quella italiana e dopo il superamento delle prove attitudinali e quindi il recupero dei contenuti formativi eventualmente mancanti. L'uso generico del termine commercialista, «invece della nozione completa dottore commercialista o ragioniere commercialista, non solo non è di per sé utile a definire la qualifica professionale posseduta ma, al contrario, si presta a ingenerare equivoci».

Le indicazioni

In virtù del potere di controllo posseduto dagli ordini, il Cndcec invita i presidenti territoriali a verificare che la prestazione sia effettivamente di natura temporanea e che il titolo utilizzato in regime di libera prestazione sia realmente quello acquisito nel paese di origine e non quello italiano e peggio quello generico di commercialista. Il Consiglio invita, poi, a prestare attenzione a quei soggetti che hanno svolto il percorso formativo in Italia e poi hanno ottenuto in Spagna una sorta di omologazione del titolo per effetto dello stabilimento e dell'iscrizione del soggetto al collegio degli economistas. Questi potrebbero tentare di esercitare in Italia ricorrendo alla modalità della libera prestazione di servizi, senza superare l'esame di stato. In questo modo si creerebbe «una sorta di nuova categoria» che seppure saltuariamente esercitano la professione senza i requisiti richiesti dalla legge.

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