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Iva, l'imponibile sul corrispettivo

del 10/06/2011
di: di Franco Ricca
Iva, l'imponibile sul corrispettivo
Nelle operazioni a titolo oneroso, la base imponibile dell'Iva è costituita dal corrispettivo versato o dovuto al fornitore, anche se manifestamente inferiore al prezzo di mercato del bene o del servizio. Gli stati membri non possono derogare a questa regola, a meno che non abbiano chiesto e ottenuto l'autorizzazione del consiglio europeo. Non è pertanto conforme alla sesta direttiva Iva del 1977 la norma nazionale che abbia previsto, in assenza di autorizzazione, un criterio diverso per le operazioni scambiate fra soggetti collegati qualora il corrispettivo sia inferiore al valore normale, a nulla rilevando la circostanza che, successivamente, tale criterio sia stato legittimato dalla direttiva n. 69 del 2006.

È quanto emerge dalla sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia Ue il 9 giugno 2011 nel procedimento C-C285/10, riguardante una domanda pregiudiziale posta dal Tribunale supremo spagnolo in merito alla compatibilità con la normativa comunitaria della norma nazionale che prevedeva che, nel caso in cui due soggetti tra loro collegati avessero concordato, quale corrispettivo di una operazione, un prezzo manifestamente inferiore a quello di mercato, la base imponibile fosse determinata secondo i criteri previsti per le operazioni gratuite. Basandosi su questa norma, che derogava all'art. 11 della sesta direttiva del 1977 ed era stata introdotta nel 1985 senza seguire il procedimento di autorizzazione previsto dall'art. 27 della direttiva, l'amministrazione spagnola aveva notificato un accertamento fiscale che aveva dato luogo a una controversia nel cui ambito è stata sollevata la questione portata al vaglio dei giudici comunitari.

Nella sentenza, la Corte ricorda che il solo presupposto necessario per qualificare un'operazione «a titolo oneroso», ai sensi dell'art. 2 della sesta direttiva, è l'esistenza di nesso diretto tra la cessione di beni o la prestazione di servizi e il corrispettivo effettivamente percepito dal soggetto passivo, mentre è irrilevante la circostanza che tale operazione sia effettuata a un prezzo superiore o inferiore al prezzo di costo. Pertanto, qualora un corrispettivo sia stato concordato ed effettivamente versato al fornitore in contropartita della cessione o prestazione, l'operazione si qualifica a titolo oneroso anche nel caso in cui sia effettuata tra soggetti collegati e il corrispettivo pattuito sia manifestamente inferiore al prezzo normale di mercato; in tal caso, la base imponibile è rappresentata dal corrispettivo, secondo la regola generale dell'art. 11, parte A, n. 1, lett. a), della sesta direttiva. Come ripetutamente dichiarato dalla Corte, il corrispettivo pattuito costituisce il valore soggettivo, ossia realmente percepito, e non un valore stimato secondo criteri oggettivi. La normativa comunitaria prevede che gli stati membri possano essere autorizzati a derogare alle regole generali, purché tali deroghe siano conformi agli scopi indicati dall'art. 27 della sesta direttiva e siano state notificate alla Commissione e autorizzate dal Consiglio. Inquadrato così il contesto generale, la Corte osserva che la norma spagnola costituisce una deroga alla regola della sesta direttiva ed è stata introdotta successivamente alla direttiva stessa, senza che fosse stata negoziata all'atto dell'adesione della Spagna all'Ue, né autorizzata con il procedimento dell'art. 27, e ciò è sufficiente a ritenere che essa non poteva applicata dallo stato membro e opposta al contribuente.

In relazione al fatto che la Spagna, insorta la controversia, abbia notificato all'Ue l'adozione della disposizione derogatoria, la sentenza osserva che, in effetti, la Corte ha dichiarato che una notificazione tardiva non può comportare le stesse conseguenze di una mancata notifica. Questa dichiarazione, però, si riferiva a una situazione di deroga rientrante nel n. 5 dell'art. 27 della sesta direttiva, diversa dalla situazione rientrante nel punto 1; inoltre, la notificazione tardiva, in quel caso, era comunque avvenuta prima dei fatti che avevano dato luogo alla controversia.

Infine, quanto alla circostanza che, con l'entrata in vigore della direttiva n. 69 del 2006, agli stati membri è consentito, senza necessità di autorizzazione preventiva, al fine di prevenire la frode o l'evasione fiscale, di adottare misure affinché la base imponibile sia costituita dal valore normale dell'operazione in determinate situazioni, in specie qualora vi sia un collegamento tra i soggetti che vi partecipano, tale circostanza è irrilevante perché, all'epoca dei fatti, la sesta direttiva non permetteva una tale facoltà senza il ricorso alla procedura di autorizzazione dell'art. 27.

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