I sistemi delle imprese industriali, artigianali e del commercio si sono da lungo tempo dotati di strutture di servizio capaci di supportare efficacemente i processi di sviluppo del proprio settore economico. Ciò ne ha consolidato la capacità di essere realmente al servizio dei propri utenti e contemporaneamente ne ha rafforzato la presenza e forza politica sullo scenario delle scelte programmatiche interessanti il loro settore economico. I diversi momenti di concertazione sul territorio sono infatti fortemente caratterizzati dalla presenza di questi attori che con le loro indicazioni sono capaci di influenzare fortemente le scelte programmatiche locali. Le professioni in questi tavoli dove sono?
È realmente paradossale constatare che mentre gli altri settori economici difendono efficacemente i propri interessi e le proprie scelte, il mondo delle professioni è totalmente assente. Non è questo lo scenario operativo ove gli ordini e collegi, anche in relazione alle loro finalità istituzionali, possono validamente rappresentare il mondo delle professioni. Qui si discute infatti di attività da intraprendere, di obiettivi da perseguire e in tal senso gli ordini professionali dediti per legge alla difesa della deontologia professionale e alla correlata attività sanzionatoria, non appaiono come gli interlocutori ideali per politiche di sviluppo economico e territoriali. Il dialogo tra mondo professionale e gli enti territoriali locali è, infatti, non adeguato: gli architetti occasionalmente discutono di urbanistica, gli ingegneri di politiche di sicurezza nei luoghi di lavoro e nuove tecnologie, i commercialisti di politiche di sviluppo, gli avvocati di scelte legislative da compiere ecc. Tutto questo assetto non può perdurare, pena l'emarginazione definitiva del sistema professionale che a questo punto sarebbe certamente «libero» ma, verrebbe da dire, inutilmente libero. Occorre cambiare. Occorre costruire una sede interprofessionale in cui, senza vincoli, il mondo professionale trovi condizioni operative ottimali, funzionali alle esigenze poste dalle nuove politiche europee e capacità di lavorare sui temi dello sviluppo.
Una struttura unitaria di servizio per il mondo professionale rappresenta l'occasione per uscire da una situazione di emarginazione in cui il mondo professionale non è adeguatamente presente sui temi propositivi e attuativi delle politiche europee (basta pensare che quando a livello europeo si definiscono le risorse da destinare al finanziamento delle imprese ciò avviene anche con riferimento al sistema professionale, che tuttavia sparisce del tutto in sede attuativa di queste politiche); non è funzionale a offrire costi di servizio comuni a condizioni economiche favorevoli ed in grado di generare risorse da impegnare in un'organizzazione comune; non è complessivamente capace di interloquire su temi fondamentali della semplificazione amministrativa proponendo il sistema delle professioni come interlocutore primario della pubblica amministrazione.
Un soggetto attrezzato per erogare servizi completamente funzionale allo sviluppo delle professioni a costi competitivi e con capacità di altissimo livello è condizione fondamentale per superare questa situazione. Questi soggetti operativi dovranno essere radicati nel loro territorio operativo e dovranno nel loro insieme essere raccordati in una rete dei saperi che potrà costituire il nucleo fondamentale in cui il sapere professionale troverà sviluppo ed efficacia interprofessionale.
Di ciò si è resa perfettamente conto la legge finanziaria 2010 nel momento in cui ha destinato allo sviluppo di queste strutture interdisciplinari un primo finanziamento utile a sostenere il processo di comprensione di questa necessità e di approntamento di un primo nucleo operativo atto a supportare e incubare la nascita di queste strutture multidisciplinari.
Di ciò si sono rese conto alcune amministrazioni regionali che hanno saputo, prima e dopo la legge finanziaria statale, prospettare normative in linea con la politica del fare, capace di uscire dallo sterile dibattito sui limiti delle competenze statali e regionali, e in grado di proporre sul terreno della concretezza politiche operative efficaci.
Questa guida rappresenta il primo contributo per le regioni per sostenerle nelle proprie valutazioni sul tema, per indicare una linea di sviluppo possibile e innovativa. Seguiranno, in una sorta di «collana», singoli volumetti dedicati regione per regione, al contesto normativo ed alle attività necessarie a supportare le loro determinazioni.
