Consulenza o Preventivo Gratuito

Lavoro a misura d'uomo

del 07/06/2011
di: di Manola Di Renzo
Lavoro a misura d'uomo
Domani il governo presenterà presso la sala stampa di palazzo Chigi il nuovo bando di finanziamento che riguarda i progetti di conciliazione tra famiglia e lavoro.

Tali nuove disposizioni sono previste dalla legge 53/2000, art. 9, nell'intento di rendere stabili gli strumenti di conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro, attraverso il finanziamento pubblico.

Come conciliare la vita privata, la famiglia e il lavoro? Non è semplice, ma la legge viene in soccorso di aziende e lavoratori, facendo un ulteriore «passo normativo» in avanti.

Occorre prendere atto di come non ci siano o comunque non siano stati messi in pratica sino a oggi adeguati sistemi organizzativi economici e sociali, e comunque non esistono tutele per assicurare un giusto equilibrio tra la vita del lavoratore e le responsabilità della persona che deve dividersi tra figli, disabili e anziani a carico.

Tra tempo per il lavoro e cure da dedicare alla famiglia, emerge un marcato sbilanciamento, in particolare a discapito delle donne. Per una necessità che esula del tutto dalla volontà, le italiane sono spesso maggiormente soggette alla flessibilità, cambiando tipologia di lavoro e riqualificandosi professionalmente con più facilità rispetto agli uomini. Però l'impegno richiesto a favore delle attività della famiglia rappresenta un grande limite alla partecipazione attiva femminile nel mondo del lavoro. Nasce quindi l'importanza di interventi di conciliazione per poter facilitare e rendere possibile l'intesa tra la vita lavorativa e la vita famigliare.

Il presidente del Cnai Orazio Di Renzo sostiene che la conciliazione tra vita e lavoro può rappresentare un passo in avanti nello sviluppo dell'occupazione, in misura maggiore per quella femminile, e nelle dinamiche del lavoro. Favorire le politiche di miglioramento dei tempi di vita e lavoro, non deve riguardare solo le donne, sottolinea il presidente Di Renzo. Si tratta di misure che interessano un contesto sociale ben più ampio che modificherà i sistemi di organizzazione e produzione del lavoro e, cosa che accade già, influisce la contrattazione collettiva. Parliamo di un nuovo modo di affrontare le problematiche, dove si chiede anche alle parti sociali di intervenire, in assenza di conflittualità, ma creando sinergie e collaborazioni diverse.

Anche la Commissione europea, conclude Di Renzo, è intervenuta con il proprio contributo approvando e condividendo le politiche tese a migliorare la qualità della vita della persona, da valorizzare ancora prima che diventi lavoratore. Perché prima ancora c'è l'individuo.

In attesa di arrivare a «Italia 2020», l'impegno a promuovere le misure di sostegno per vita e lavoro hanno fatto, nel frattempo, nascere la legge 53 del 8 marzo 2000.

Con la legge n. 53/2000 e successive modificazioni, il Legislatore ha introdotto nella normative italiana il concetto di «conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro», prevedendo una serie di disposizioni per migliorare il rapporto tra tempi professionali e tempi privati, fuori dall'ambiente lavorativo.

Nello specifico sono tutelate la maternità e la paternità anche grazie alla predisposizione di un testo unico in materia (previsione recepita con il dlgs n. 151/2001). Un Testo unico porta spesso, quando è realizzato con competenza e conoscenza, un chiarimento nel sistema normativo.

La legge 53 all'art. 9, al fine di incentivare forme di articolazione della prestazione lavorativa volte a conciliare tempo di vita e lavoro, prevede l'erogazione di contributi, in favore delle aziende.

Il Dpcm n. 227 del 23 dicembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 del 3 maggio 2011, ha rivisto le modalità e i criteri di concessione dei contributi previsti dall'articolo 9 della legge n. 53/2000, volti a favorire progetti legati alla conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro. Con l'avviso di finanziamento del 20 maggio 2011, il dipartimento ha stabilito le misure per ripartire, dopo un 2010 fermo.

Il Dpcm in questione ha ridefinito i criteri e le modalità di concessione dei contributi per l'anno 2011, e l'avviso di finanziamento del 20 maggio 2011 ha stabilito concretamente le modalità operative per la concessione.

La legge all'articolo 9, comma 1, riaffermando il fine di voler «promuovere e incentivare azioni volte a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro», dispone che siano stanziati, ogni anno, parte dei fondi del «Fondo per le politiche per la famiglia». Questo potrebbe generare delle polemiche nel sistema politico, tra «reparti» e ministeri, come è avvenuto, ma per dei cambiamenti in grado di stabilire miglioramenti all'interno di un sistema è opportuno che ognuno faccia la sua parte.

L'obiettivo è erogare contributi in favore dei datori di lavoro privati, comprese le imprese collettive iscritte nei pubblici registri, di aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e ospedaliere universitarie che attuino accordi contrattuali che prevedano tipologie specifiche di «azione positiva»: progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell'organizzazione del lavoro e altre forme di tele lavoro e orari flessibili; programmi e azioni per favorire il reinserimento delle lavoratrice e dei lavoratori dopo un periodo di congedo parentale o per motivi comunque legati a esigenze di conciliazione; progetti che promuovano interventi e servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione dei lavoratori. Questo genere di progetti possono essere presentati anche da consorzi e associazioni di imprese (anche temporanee).

I destinatari dei finanziamenti statali per i progetti di conciliazione tra famiglia e lavoro sono: i datori di lavoro privati che esercitano attività di impresa anche come società; i consorzi, i gruppi di imprese, le associazioni di imprese. Beneficiario privilegiato dei finanziamenti è, dunque, il datore di lavoro privato.

Mentre i destinatari del progetto sono i lavoratori in genere.

Il Dpcm n. 277 del 23 dicembre 2010 specifica cos'è l' «accordo contrattuale»: accordo con le organizzazioni di rappresentanza sindacale firmatarie il Ccnl applicato dall'impresa; accordo collettivo con le Rsa o le Rsu; accordo collettivo di secondo livello siglato con le rappresentanze territoriali delle parti sociali; accordo quadro stipulato a livello territoriale tra le associazioni datoriali e sindacali; intese definite dagli enti bilaterali di riferimento.

A oggi le azioni interessate dal finanziamento sono di tre tipologie, e variano dai progetti riguardanti la flessibilità dell'orario di lavoro e dell'organizzazione del lavoro, ai programmi e alle azioni volte a favorire il reinserimento in azienda, ovvero nel mercato del lavoro, i lavoratori assenti per motivi legati ad esigenze di conciliazione, infine da ulteriori progetti che riescano a promuovere interventi e servizi innovativi in risposta ad esigenze di conciliazione.

Naturalmente per ottenere il contributo, assodato che devono essere rispettati gli elementi essenziali previsti dalla norma, è fondamentale introdurre un progetto innovativo. Ovvero inserire programmi non utilizzati in precedenza, ma che siano migliorativi rispetto a quelli già in vigore.

È necessaria una riflessione per analizzare la questione a fondo: non vengono fornite indicazioni precise che possano individuare il progetto finanziabile, ma viene lasciato spazio alla «fantasia» degli autori, vale a dire dei datori di lavoro. Se da un lato bisogna far riferimento alla concretezza dell'iniziativa, che deve corrispondere alle esigenze di conciliazione richieste in un determinato ambiente di lavoro, dall'altro si deve presentare una corretta previsione dei costi che si intende dedicare all'azione. Una cosa è certa: servono nuove idee per rilanciare il mercato del lavoro e la famiglia e, forse si sta chiedendo aiuto alle imprese.

vota