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Le notizie dei giornali sufficienti a diffidare i datori

del 29/12/2009
di: Daniele Cirioli
Le notizie dei giornali sufficienti a diffidare i datori
Giornalisti vicari degli ispettori. Le notizie dei giornali sono sufficienti per diffidare il datore di lavoro all'osservanza degli obblighi assicurativi. Per esempio, la notizia che un'impresa ha ceduto un proprio ramo d'azienda ad altro soggetto giuridico basta per diffidare l'acquirente all'istituzione del rapporto assicurativo presso l'Inail. È quanto sostiene l'istituto assicuratore nella nota protocollo n. 10988/09.

La diffida e il contenzioso. I chiarimenti arrivano per sciogliere il nodo al contenzioso amministrativo sulle diffide Inail, creato da una particolare prassi seguita dall'istituto assicuratore che aveva praticamente equiparato alla diffida il certificato di variazione (tanto che l'Inail non provvedeva più all'emanazione di diffide). Avverso la diffida, il datore di lavoro può ricorrere alla direzione provinciale del lavoro (Dpl). La prassi attuata dall'Inail, dunque, produceva difficoltà operative alle Dpl che, di fatto, si trovavano a decidere su atti non conformi. Il ministero del lavoro, chiamato a esprimersi (si veda ItaliaOggi del 28 aprile), sconfessava l'Inail dichiarando inammissibili interpretazioni estensive della disciplina della diffida (articolo 16 del T.u. Inail, il dpr n. 1124/1965). Tuttavia, al fine di ovviare alle difficoltà operative, concedeva un periodo di transizione di sei mesi durante il quale le Dpl hanno continuato a pronunciarsi su ricorsi amministrativi anche in presenza di atti che rivestono una forma diversa dalla diffida, se riferiti a controversie circa la sussistenza dell'obbligo assicurativo, compresi, quindi, i certificati di variazione emessi da una sede Inail (si veda ItaliaOggi del 2 luglio).

Una nuova procedura. Con la nota in esame, l'Inail rende noto che entro il 31 dicembre 2009 rilascerà in produzione una nuova procedura che consente di ovviare all'inconveniente sui certificati di variazione. A partire da tale data, dunque, qualora a seguito di accertamento ispettivo o amministrativo sia rilevata l'omessa denuncia, prima di procedere all'emanazione di un certificato di assicurazione o di variazione con richiesta di pagamento per il recupero dei premi, il datore di lavoro verrà diffidato a sanare le inosservanze accertate entro il termine di 10 giorni dal ricevimento del provvedimento. Trascorso il termine di 10 giorni fissato per l'adempimento senza che sia stato presentato ricorso alla Dpl, il datore di lavoro è tenuto a versare il premio risultante dagli accertamenti compiuti dall'Inail.

Giornalisti ispettori. La diffida, precisa l'Inail, rappresenta l'atto di impulso attraverso il quale si avvia il procedimento amministrativo, sostituendosi al datore di lavoro, che dovrebbe sfociare in un provvedimento (per esempio, in un certificato di variazione e/o di assicurazione). La diffida può scaturire, oltre che da un verbale ispettivo, anche da diversi altri casi. Per esempio, spiega l'istituto assicuratore, nell'esame di una denuncia di nuovo lavoro può emergere l'esecuzione di lavori il cui rischio non risulta ancora assicurato; oppure retribuzioni presunte per il personale soggetto all'obbligo assicurativo maggiori di quelle dichiarate in sede di autoliquidazione. In questi casi si effettua la diffida per soddisfare il disposto normativo (articolo 12 del T.u. Inail) nella parte relativa all'obbligo (per il datore di lavoro) di comunicare modificazioni ed estensioni del rischio già assicurato.

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