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Iva, stretta alle sedi di comodo

del 07/06/2011
di: di Franco Ricca
Iva, stretta alle sedi di comodo
Anche nell'Iva si fa più stringente il contrasto dell'esterovestizione, o, più in generale, delle «sedi di comodo». In occasione della riforma della territorialità delle prestazioni di servizi, caratterizzata dalla valorizzazione della sede dell'attività economica quale elemento principale di localizzazione delle prestazioni «business to business», sono state varate disposizioni di applicazione che definiscono per la prima volta alcuni concetti fondamentali, tra cui, appunto, quello di sede dell'attività. Queste disposizioni, contenute nel regolamento comunitario n. 282 del 15 marzo 2011, saranno vincolanti, in tutta l'area dell'Ue, a partire dal 1° luglio prossimo.

La regola base di localizzazione delle prestazioni. Occorre preliminarmente ricordare che, ai sensi degli artt. 44 e 45 della direttiva n. 112 del 2006, come modificata con effetto dal 1° gennaio 2010, le cui disposizioni sono state recepite nell'art. 7-ter del dpr 633/72, le prestazioni di servizi generiche si considerano effettuate:

a) quando rese a soggetti passivi, nel luogo in cui il destinatario ha la sede dell'attività economica, oppure nel luogo in cui si trova la stabile organizzazione che ha ricevuto i servizi, oppure, in mancanza di sede o di stabile organizzazione, nel luogo del domicilio o della residenza abituale del destinatario;

b) quando rese a privati consumatori, nel luogo in cui il prestatore ha la sede dell'attività economica, oppure nel luogo in cui si trova la stabile organizzazione che ha prestato il servizio, oppure, in mancanza di sede o di stabile organizzazione, nel luogo del domicilio o della residenza abituale del prestatore

Nozione di sede dell'attività, domicilio e residenza. Come si diceva, il regolamento n. 282/2011 ha introdotto, tra l'altro, la nozione di «sede dell'attività economica», ai fini dell'applicazione delle regole di territorialità sopra ricordate. In base all'art. 10 del regolamento, il luogo in cui il soggetto passivo ha stabilito la sede dell'attività economica, ai suddetti fini, è il luogo in cui sono svolte le funzioni dell'amministrazione centrale dell'impresa. Dopo avere fornito, nel paragrafo 1, la predetta nozione, il successivo paragrafo 2 suggerisce quali sono gli elementi di cui si deve tenere conto per determinare il suddetto luogo, indicando:

- il luogo in cui vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la gestione generale dell'impresa;

- il luogo della sede legale;

- il luogo in cui si riunisce la direzione.

La stessa disposizione precisa che nel caso in cui detti criteri non consentano di determinare con certezza la sede dell'attività economica, prevale il criterio del luogo in cui vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la gestione generale dell'impresa. Il paragrafo 3, infine, precisa che la mera esistenza di un indirizzo postale non può far presumere che tale indirizzo corrisponda alla sede dell'attività economica del soggetto passivo. Nella stesura finale del regolamento non sono state recepite le indicazioni più dettagliate suggerite dalla commissione, volte a prevedere esplicitamente che dovesse tenersi conto, ai fini in esame, di altri fattori quali il luogo di residenza dei dirigenti dell'impresa, il luogo di riunione delle assemblee generali, il luogo in cui sono tenuti i documenti amministrativi e contabili, il luogo in cui l'impresa possiede i principali conti bancari. Dalle disposizioni sopra riferite, risulta evidente che il luogo in cui si trova la sede legale, consacrato nei documenti ufficiali, è soltanto uno degli elementi che concorrono all'individuazione della sede dell'attività economica, insieme agli altri prima indicati, e che anzi, qualora i vari elementi indirizzino verso luoghi differenti, non prevale il criterio «formale» della sede legale, bensì quello, per così dire, «direzionale», ovverosia il luogo in cui vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la gestione generale dell'impresa. Le società che hanno fissato la sede legale all'estero, probabilmente per motivi attinenti all'imposizione sul reddito o per altre ragioni estranee comunque all'Iva, ma hanno mantenuto «il cervello» in Italia, devono dunque valutare con attenzione le nuove disposizioni, essendovi la possibilità che l'amministrazione finanziaria individui la sede dell'attività economica nel territorio nazionale, rideterminando nel senso conseguente il luogo delle prestazioni di servizi rese e ricevute ed avanzando la pretesa dell'Iva nazionale. Neppure i fornitori sembrano del tutto al riparo da rischi. Secondo l'art. 20 dello stesso regolamento, infatti, ai fini della localizzazione delle prestazioni nel paese in cui è stabilito il committente soggetto passivo, «il prestatore determina tale luogo sulla base delle informazioni ottenute dal destinatario, di cui verifica l'esattezza applicando le normali procedure di sicurezza commerciali, quali quelle relative ai controlli di identità o di pagamento», informazioni che possono comprendere il numero di identificazione Iva comunicato dal destinatario. Il problema, in questo caso, è di stabilire se il fornitore possa basarsi esclusivamente sull'esito dei controlli ed ignorare altri elementi, rilevanti e conoscibili, di segno contrario.

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