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Contribuenti da tutelare

del 04/06/2011
di: di Francesco Campanile redazione Fiscal Focus
Contribuenti da tutelare
La tutela cautelare non può essere a tempo, il contribuente va tutelato in ogni stato e grado di giudizio nel pieno rispetto dei principi costituzionali bilanciando la forte disparità tra il vantaggio del Fisco e la sua posizione, soccombente rispetto allo jus imperii. Il dl n. 70/2011, il cosiddetto decreto sviluppo, in vigore dal 13 maggio c.a., in tema di accertamento esecutivo, in attesa di essere convertito, senza accogliere le doglianze dei contribuenti, ha stabilito all'art. 7,comma 2, lett. n) che, nel caso di richiesta da parte del contribuente, della sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato, l'esecuzione forzata è sospesa fino alla data di emanazione del provvedimento che decide sull'istanza di sospensione e, in ogni caso, per un periodo non superiore a 120 giorni dalla data di notifica dell'istanza stessa. La novità della esecutorietà degli avvisi di pagamento ha valore dagli avvisi di accertamento, emessi a partire dal 1° luglio c.a. e notificati da tale data, che riguardano gli accertamenti relativi all'Iva, alle imposte dirette e all'Irap per gli anni d'imposta dal 2007 e anni successivi. La tempistica concessa dal legislatore è pretestuosa e ben s'inquadra nello scenario attuale che ha visto i mea culpa del direttore generale dell'Agenzia delle entrate e la contrizione del ministro dell'economia e finanza sulle ganasce fiscali: la mano destra fa finta di non sapere ciò che fa la sinistra; accanto a questi atteggiamenti il legislatore ignora totalmente il pantano del contenzioso nonostante l'avesse creato con il suo linguaggio vessatorio e lontano dagli stessi principi costituzionali. Il Fisco che verrà dovrà ristabilire un equilibrio: il bilanciamento delle due posizioni e, soprattutto, adottare un principio fondamentale, l'applicazione delle ganasce anche agli organi accertatori; potrebbe essere un ottimo deterrente su una p.a. che difetta di trasparenza e, anche, di professionalità. Come si può restringere la tutela cautelare con una giustizia tributaria non attrezzata per decidere nei termini previsti su un'istanza di sospensione? L'iter comprende vari passaggi che abbisognano di un tempo già stimato in un periodo che va da un anno ad un anno e mezzo; varare un periodo di 120 giorni è limitativo e comprime la tutela del contribuente che si trova in una posizione soccombente di fronte alla posizione dominante del Fisco. È un duello impari che la nostra legge delle leggi, la nostra Costituzione, non consente. Contro l'arroganza del Fisco è proponibile, anche, l'incostituzionalità della sospensione a tempo. È sempre un azzardo parlare di incostituzionalità, ma se proprio si vuole essere sottili, c'è stata una sentenza della Corte costituzionale, la n. 281 del 23 luglio 2010 che così sentenziava: «La tutela cautelare in un processo non può essere a tempo». Ad avviso della Corte, intervenuta per un caso simile, la sospensione a tempo dell'efficacia esecutiva della cartella di pagamento sarebbe in contrasto, in primis, con l'art. 24, secondo comma, e, poi, contro il disposto dell'art.111, secondo comma, della Costituzione in quanto attribuisce all'ente impositore una posizione di indubbio vantaggio nei confronti della controparte, che, in tal caso, rimane sprovvista di tutela. Con il decreto legge sviluppo il legislatore, incurante di quanto affermato dalla Corte costituzionale, con l'art. 7 sospende l'esecuzione forzata fino alla data di emanazione del provvedimento di decisione della sospensione e, comunque, per un periodo non superiore a 120 giorni dalla data della notifica dell'istanza di sospensione. A questo punto la tutela del contribuente, nello stato di diritto, si risolve con l'attacco alle istituzioni, al presidente di sezione al quale è stata assegnata l'istanza di sospensione; dice un brocardo antico, e questo vale per il Fisco, non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. La coperta è corta, non essendo in grado di gestirla, è comodo prendersela con il più debole.

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