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Spesometro, dati sintetici

del 04/06/2011
di: di Roberto Rosati
Spesometro, dati sintetici
Nella comunicazione telematica delle operazioni Iva non inferiori a 3.000 euro, i dati contabili non andranno riportati per ciascuna operazione, ma in forma aggregata per ciascun cliente o fornitore. È quanto pare desumersi dalla recente circolare dell'agenzia delle entrate n. 24/2011, che sembrerebbe alleggerire i contenuti della comunicazione, la cui struttura verrebbe ad accostarsi maggiormente ai vecchi elenchi clienti e fornitori. A questo punto, per semplificare l'adempimento sarebbe forse il caso di togliere di mezzo, nei rapporti «business to business», il limite di 3.000 euro, in modo da consentire di estrarre in automatico le informazioni dalla contabilità Iva, eliminando il problema del non agevole monitoraggio delle operazioni collegate.

Gli elementi della comunicazione. In base alle disposizioni del punto 3 del provvedimento dell'agenzia delle entrate del 22 dicembre 2010, attuativo della norma istitutiva del nuovo adempimento (art. 21 del dl n. 78/2010), nella comunicazione vanno indicati «per ciascuna cessione o prestazione» di importo sopra soglia:

- l'anno di riferimento (in realtà il tracciato, in sintonia con la prevista analiticità della comunicazione, richiede la data di registrazione o di effettuazione dell'operazione);

- la partita Iva del destinatario soggetto passivo, oppure il codice fiscale del destinatario privato consumatore;

- per i soggetti non residenti nello stato e privi di codice fiscale, i dati identificativi e il domicilio;

- i corrispettivi dovuti e l'importo della relativa Iva, se applicabile; per le operazioni senza obbligo di fattura, i corrispettivi comprensivi dell'imposta.

Le precisazioni della circolare. Nel paragrafo 3.2 della circolare, dopo avere ricordato i criteri per la determinazione della soglia di rilevanza, viene chiarito che «a fronte del pagamento frazionato del corrispettivo relativo ad un unico contratto che prevede corrispettivi periodici ovvero a più contratti tra loro collegati in relazione ai quali sono previsti corrispettivi di importo complessivo superiore, in un anno solare, ai limiti (3.000 euro ovvero 3.600 euro), dovrà essere comunicato l'importo complessivo delle operazioni rese e ricevute nell'anno di riferimento, anche se il corrispettivo relativo al singolo contratto è inferiore a detti limiti, compilando un'unica riga del tracciato. In tali casi, nel campo data dell'operazione, va indicata la data di registrazione dell'ultima operazione resa e ricevuta nell'anno di riferimento». Pertanto, per esempio, è da ritenere che in relazione a un contratto di leasing per il quale sono emesse, nell'anno solare, dodici fatture mensili di 1.000 euro ciascuna, occorrerà compilare una unica riga indicando l'importo di 12.000 euro e la data dell'ultima registrazione dell'anno.

Sennonché la circolare prosegue aggiungendo che «quanto sopra precisato per i contratti che prevedono corrispettivi periodici ovvero tra loro collegati vale anche per tutte le operazioni di importo unitario pari o superiore ai limiti, indipendentemente dal fatto che il pagamento sia regolato in modo frazionato (ad esempio, acconto e saldo) e che sia effettuato in anni diversi». Sembrerebbe di capire, dunque, che l'indicazione cumulativa, in un'unica riga del tracciato della comunicazione, delle operazioni sopra soglia scambiate tra le stesse parti nel corso dell'anno di riferimento sia un principio di carattere generale e valga, quindi, anche in caso di pluralità di operazioni autonome. Se questa lettura sarà confermata, la comunicazione risulterebbe snellita e verrebbe meno l'esigenza di tenere distinte le operazioni collegate e quelle autonome, che sarebbero infatti riportate per l'ammontare complessivo dell'anno.

La determinazione della soglia. Resta invece necessario, come accennato, monitorare specificamente le operazioni collegate (per esempio, contratti con corrispettivi periodici, contratti collegati, acconti e saldo) ai fini della verifica della soglia di 3.000 euro, il superamento della quale implica l'obbligo di comunicare anche le singole operazioni sotto soglia, ancorché effettuate in anni diversi. Ciò pone un problema non solo interpretativo (soprattutto riguardo al requisito del collegamento negoziale), ma anche operativo per quanto attiene alla rilevazione specifica, appunto, delle transazioni in esame. Vi è da chiedersi, pertanto, se non sarebbe il caso di rivedere la configurazione dell'adempimento, lasciando la soglia di 3.000 soltanto nei rapporti con privati consumatori, nell'ottica del principio di rilevazione delle operazioni economicamente più significative, e sopprimendola invece nei rapporti tra soggetti passivi Iva. L'eliminazione della soglia nelle transazioni «business to business» (accompagnata, naturalmente, dalla soppressione dell'informazione della data di registrazione o di effettuazione dell'operazione), se da un lato comporrebbe la generalizzazione dell'obbligo, dall'altro avrebbe il pregio di superare le problematiche suaccennate e di rendere così possibile la compilazione automatica della comunicazione, i cui dati potrebbero essere estratti dai registri Iva, opportunamente implementati in relazione alle specificità dell'adempimento (per esempio, operazioni escluse).

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