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Il ccnl rivoluziona il lavoro

del 03/06/2011
di: di Giovanni Cruciani
Il ccnl rivoluziona il lavoro
Il ccnl viene attualmente stipulato fra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e le associazioni dei datori di lavoro. Ma verso chi, questo contratto, produce i suoi effetti?

Nel 1926 era in vigore il diritto collettivo corporativo, vale a dire il sindacato veniva dotato del potere di rappresentanza legale di tutti i soggetti, iscritti e non iscritti al sindacato, appartenenti alla categoria per cui veniva costituito. Pertanto questo contratto collettivo stipulato dal sindacato corporativo oltre a valere per tutti i lavoratori appartenenti a quella determinata categoria era inderogabile dal contratto individuale né in melius né in peius.

Il codice civile entra in vigore nel 1942 e inserisce dunque il contratto collettivo nella categoria delle norme corporative di cui all'articolo 5 delle disposizioni della legge in generale (preleggi) che individuava come norme corporative: le ordinanze corporative, gli accordi economici collettivi, i contratti collettivi di lavoro e le sentenze della magistratura del lavoro. L'articolo 1 delle preleggi le elencava fra le fondi del diritto: leggi, regolamenti, norme corporative, usi.

Con la caduta dell'ordinamento corporativo nel 1944 viene meno questo sistema di formazione del contratto collettivo, viene abrogato l'articolo 5 delle preleggi e le norme corporative dall'elencazione delle fondi del diritto all'articolo 1 ma, la norma di abrogazione del sistema corporativo (l'art. 43 del dlgs Luogotenenziale n. 369 del 1944) dispose che i contratti collettivi rimanessero in vigore almeno come minimo garantito, salve successive modifiche.

Quindi sono state abrogate le fonti del sistema corporativo ma non tutta la produzione di norme che esso aveva generato che astrattamente sono oggi ancora in vigore come minimo inderogabile. Di fatto quindi implicitamente tutte superate.

Venuto meno il sistema corporativistico il contratto collettivo rientra nell'ambito dell'autonomia privata.

La Costituzione entrata in vigore il 27 dicembre del 1947 con la pubblicazione nella G.U. edizione straordinaria n. 298, ha delineato un nuovo tipo di ccnl.

L'articolo 39 stabiliva che i sindacati dei lavoratori dotati di personalità giuridica potevano stipulare contratti di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie cui il contratto si riferisce.

Nessun sindacato costituitosi in questi anni si è mai dotato di personalità giuridica poiché questo avrebbe comportato dei controlli: sulla consistenza numerica, sulla diffusione a livello nazionale, sulla democraticità all'interno delle organizzazioni ecc. che in ogni caso ne avrebbe limitato la assoluta libertà rivendicata.

Quindi rimane il problema di fondo cioè quello di poter determinare per chi vale il contratto collettivo così detto di diritto comune.

Vale di sicuro per i lavoratori iscritti alle associazioni sindacali firmatarie dei contratti ed è poi la giurisprudenza, il principio dell'accettazione di fatto e dei fatti concludenti che ne estendono l'applicazione anche agli altri lavoratori (non iscritti).

La mancanza dell'attuazione costituzionale ha vissuto un'esperienza nei primi anni di attuazione prima di consolidarsi nella situazione di fatto avanti esposta. La legge 14 giugno 1959, n. 741 attribuiva per legge efficacia erga omnes ai contratti collettivi esistenti al fine di garantire minimi adeguati al trattamento economico normativo dei lavoratori.

Attraverso la legge delega veniva attribuito al governo il potere di emanare decreti contenenti le condizioni minime economiche e normative da riconoscere ai lavoratori. In quel periodo ne furono emanati circa mille.

La Corte costituzionale intervenne con la sentenza n. 106 del 19 dicembre 1962 per dichiarare l'incostituzionalità della legge delega nella misura in cui si sostituiva a quanto previsto dall'articolo 39 della Costituzione in materia di efficacia erga omnes dei contratti collettivi. Il meccanismo per ottenere l'efficacia erga omnes dei contratti collettivi è solo quello previsto dall'articolo 39 della Costituzione e non ci possono essere altri rimedi. I sindacati non hanno personalità giuridica e pertanto i contratti collettivi valgono solo per gli aderenti alle associazioni sindacali e per le aziende iscritte alle associazioni firmatarie. Poi l'estendibilità agli altri potrà avvenire di fatto e per fatti concludenti.

Ma proprio questo aspetto apre il fianco a una serie di problematiche che periodicamente si ripresentano.

Il ccnl è un contratto di diritto comune che regola i rapporti individuali di lavoro, specialmente dopo la richiamata sentenza della corte costituzionale, tanto che qualcuno in dottrina lo definisce come «comune contratto».

Il contratto collettivo è dunque un contratto normativo che stabilisce dei principi i quali poi, richiamati nel contratto individuale di lavoro, disciplineranno il rapporto di lavoro stesso e il contratto collettivo richiamato diventa inderogabile in peius. Ma nemmeno questo è scritto da nessuna parte è c'è chi sostiene che questa inderogabilità in peggio non esista; esiste invece un contratto successivo, purché sia di pari grado del precedente, che stabilisce cose diverse e che alcuni elementi potrebbero sembrare peggiorativi mentre altri aspetti potrebbero essere considerati come migliorativi. Si tratta pure di punti di vista, perché ciò che per qualcuno è sfavorevole per altri potrebbe non esserlo.

Così, il richiamo a un determinato contratto collettivo nel contratto individuale di lavoro ma anche il comportamento di fatto o concludente è ciò che rende effettivamente applicabile alle parti un determinato contratto collettivo sia che una o entrambe abbiano esercitato o meno il diritto negativo di associazione.

Indubbiamente questo crea spesso problemi interpretativi e di recente il gruppo industriale italiano più importante, la Fiat, ha utilizzato degli strumenti giuridici per svincolarsi dall'applicazione di un contratto collettivo.

Sono state create delle nuove società che non aderiscono a Federmeccanica e, con due sigle sindacali fra le tre più importanti, è stato sottoscritto prima un accordo per rinnovare il ccnl dell'industria metalmeccanica e successivamente degli accordi di secondo livello per gli stabilimenti di Pomigliano d'Arco e Mirafiori, su cui si potrebbe aprire un capitolo a parte, soprattutto sulla clausola di responsabilità che afferma che tutte le clausole sono inscindibili fra di loro e il mancato rispetto di una sola libera l'azienda dall'accordo come pure l'azienda è libera se le organizzazioni sindacali o addirittura singoli lavoratori pongano in essere comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano di impresa.

Comunque, la Fiom che non ha firmato l'accordo di rinnovo del ccnl del 2009, ha denunciato Fiat per condotta antisindacale di cui all'art. 28 dello Statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300) chiedendo che l'accordo di rinnovo del contratto dell'industria metalmeccanica non dovesse trovare applicazione agli iscritti della Fiom, ai non iscritti a nessuna organizzazione sindacale e neppure agli iscritti alle organizzazioni sindacali firmatarie.

Il tribunale di Torino in primo grado, con sentenza del 18 aprile 2011 n. 2863, se pure ritiene fondata la richiesta di Fiom sulla condotta antisindacale per aver applicato Fiat a tutti i lavoratori il ccnl rinnovato con due sole sigle sindacali e per la vicenda del sollecito rivolto anche ai lavoratori non iscritti del pagamento della quota sindacale straordinaria di rinnovo contrattuale, nega invece il perdurare della operatività del ccnl del 2008 perché nega la condotta antisindacale per l'azienda che ha applicato l'accordo di rinnovo agli iscritti a Cisl e Uil e ai non iscritti a nessuna organizzazione.

Anzi vi è di più il tribunale afferma che il contratto del 2008 varrà solamente per gli iscritti a Fiom e ai non iscritti a nessuna sigla che ne facciano espressa richiesta e non produrrà però più alcun effetto dopo la scadenza al 31 dicembre 2011 in forza dell'uscita di Fiat da Federmeccanica e della disdetta data a tale contratto.

Afferma inoltre il tribunale di Torino che il contratto del 2009, in mancanza dell'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione, vale per gli iscritti alle organizzazioni sindacali firmatarie ma anche per coloro che per fatti concludenti lo abbiano implicitamente recepito. Ci saranno poi gli altri gradi del giudizio, ma una soluzione al problema è auspicabile venga trovata prima possibile.

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